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Certamente il Vallone di Fara S. Martino è uno dei luoghi più affascinanti della Majella.
Già arrivandoci dalla strada che proviene da Guardiagrele, all'altezza
del bivio per Casoli, appare entusiasmante e terrificante insieme, con
la sua fenditura che sembra il cratere di un enorme vulcano e le pareti
che si ergono subito per più di mille metri dalla pianura ! Si desidera immediatamente di salire a Civitella Messer
Raimondo, da dove si
gode di un panorama che spazia fino alla Cima dell'Altare !
Il Vallone presenta subito un'infinita varietà di ambienti, a partire
dall'abitato di Fara: sono spettacolari le Gole di S. Martino, in cui
le enormi pareti si discostano solo per la lunghezza di due braccia;
spettacolare è il Vallone del Fossato, prospiciente i pastifici,
inforrato e scuro tra le pareti rocciose altissime; bellissima la
zona delle sorgenti del fiume Verde, le cui acque sono di un colore che
ha dell'incredibile.
A parte la bellezza dei luoghi nelle immediate
vicinanze dell'abitato, che già di per sé merita una visita apposita,
l'escursione che da qui porta al Monte Amaro regala una quantità di
meraviglie e paesaggi diversi, tutti contigui e concentrati nei 14 km
del suo sviluppo, che è sicuramente tra le più straordinarie
dell'Abruzzo.
Tale varietà è dovuta certamente al notevole sviluppo verticale del
percorso, che dai 460 mt. delle gole giunge sino ai 2795 della cima del
Monte Amaro, sviluppo che costituisce la premessa per
situazioni climatiche assai diverse; a loro volta i vari climi e terreni
costituiscono l'habitat per molteplici specie vegetali ed animali.
L'escursionista che dura la fatica di un dislivello davvero himalayano
(oltre 2300 mt.) è dunque compensato dei suoi sforzi con uno spettacolo
che ha pochi eguali.
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Il Vallone di Fara si divide in tre tratti. Il
primo va sotto il nome di Vallone di S. Spirito. È la parte più
stretta, che va dalle gole fino alla cosiddetta Bocca dei Valloni. La
sua parte iniziale oggi è impegnata dalle macchine che eseguivano le opere di
scavo e restauro del Monastero di S. Martino in Valle, i cui resti sono visibili
parzialmente, che era stato progressivamente ricoperto dai detriti
trasportati dalle acque. (Da diverso tempo le macchine sono però inattive, né si vede personale in prossimità: i lavori sembrano essere stati abbandonati e le macchine lasciate sul posto insieme alle impalcature).
In questo tratto, le pareti altissime articolano di volta in volta
spazi enormi a formare grandi sale naturali, talora di forma ampia e
tondeggiante, talaltra tortuosa e ad esse.
Due fontane sono attive e consentono di limitare le scorte di acqua
necessaria: una quasi all'inizio, appena superato lo scavo, una seconda
appena dopo la stretta a forma di esse, oltre la metà del tragitto.
Una terza - alla fine del tratto - nell'area picnic della Bocca dei
Valloni purtroppo è secca.
Dall'area picnic parte il secondo tratto,
che prende il nome di Valle di Macchia Lunga. È un tratto dalla pendenza
un poco aumentata, caratterizzato da una bellissima faggeta, che, tra zone più
fitte e qualche radura, guadagna quota e conduce alla quarta ed ultima fontana,
in un luogo detto "il Milazzo". Il luogo è sovrastato da una parete - che ospita un omonimo ricovero
pastorale - aggirando la quale è possibile raggiungere la Grotta dei Porci.
Qui la faggeta sembra terminare ed essere sostituita
dalla mugheta e dai ginepri: in realtà essa prosegue ancora per un po'
risalendo le pendici dei monti e creando radure più ampie sino ad una
località detta Sala del Monaco, da cui si parte anche il sentiero che,
tagliando il pendio alla nostra destra (sinistra orografica), conduce
al Piano della Casa.
Nella Sala del Monaco si trova un grosso Masso Erratico, che reca diverse iscrizioni con date, e che rimanda al ruolo ed all'importanza del Monastero di S. Martino in Valle
Ormai il bosco sta per lasciare spazio al terreno
calcareo arido e sassoso del terzo tratto, denominato Val Cannella,
quello che, salendo continuativamente in un paesaggio carsico ed un po'
lunare, porta sino alla testata della valle.
Prima di giungervi dal fondo valle si risale un piccolo colle appena a
sinistra che tra inghiottitoi e qualche apertura profonda nel terreno
roccioso e sassoso porta in vista del Rifugio Ciro Manzini.
Il gruppo, oggi composto da Lucio, Anna, Maria, Marta, Federico e Paolo, è attrezzato per il bivacco; dunque oltre
alle necessarie scorte di viveri ed acqua, porta anche sacco a pelo, materassino e lampada frontale. Peso, lunghezza
dell'itinerario e dislivello hanno suggerito un ritmo calmo, con brevi soste all'incirca ad ogni ora. In
questo modo dopo circa 7 ore siamo giunti al Manzini.
Il rifugio è abitato in questo periodo dell'anno da un numeroso gruppo di speleologi, provenienti dai dintorni
ma anche dal resto d'Italia, che annualmente si raduna qui per procedere agli scavi nella Grotta del Terzo
Portone - probabilmente tra le grotte site alla quota più alta: ciononostante abbiamo trovato ospitalità e deciso
di rimandare l'ascensione al M. Amaro al mattino seguente, anche per non rischiare di dover scendere di nuovo
nel caso avessimo trovato il bivacco Pelino pieno.
Verso le 22:00 il cielo, che durante il giorno era andato coprendosi,
ritorna completamente sereno: Federico e Marta possono andare ad
esprimere i loro desideri ed ad attendere l'apparizione delle "stelle
cadenti" !
All'alba Maria e Lucio - i fotografi ai quali
dobbiamo la più parte di queste immagini - sono già in piedi: lo
spettacolo del sorgere del sole da qui è imperdibile. Tra l'altro il
tempo è splendido ed il vento, immancabile su queste creste, è
incredibilmente appena percettibile.
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Una piccola colazione per predisporre le energie
necessarie e siamo già sul sentiero di collegamento con il sentiero n.
1, (dal Rif. Pomilio a Campo di Giove) che sale sulla cresta terminale.
Da qui si aprono panorami mozzafiato: il M. Tre Portoni, il M. Rotondo,
Cima Pomilio (detta anche Punta Elmetto), il M. Focalone, il M.
Acquaviva verso Nord; il Monte S. Angelo, il mare, la Val Cannella,
Piano Amaro, l'altipiano Valle di Femmina Morta, il M. Porrara verso
Est e Sud; ad Ovest il M. Pizzalto, il M. Rotella la piana di Sulmona
con il M. Genzana, Passo S. Leonardo con dietro il Morrone; e verso
Nord-Ovest la piana del Fucino, Velino e Cafornia, Sirente ed il Gran Sasso, con le cime
maggiori (Corno Grande, Prena e Camicia) sullo sfondo e la catena
sud-orientale in primo piano (M.Picca, M. Cappucciata, M.Bolza). È una
terrazza sull'Abruzzo: sembra di stare su un piccolo aereo da turismo !
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E lo spettacolo continua se vinciamo la tentazione
di osservare i lontani e guardiamo invece ai nostri piedi: si apre un
meraviglioso microcosmo di fioriture piccolissime (quest'anno venute su
nonostante la scarsissima acqua !) tra cui la stella alpina
appenninica.
Siamo in vetta: ci godiamo il momento faticosamente guadagnato, il sole
splendido e la solitudine - insolitamente il biv. Pelino è deserto ! -
e poi ci dirigiamo all'attacco della Direttissima (Rava Giumenta
Bianca). Giunti sul limitare del canale un po' per l'ombra che ancora
vi regna, un po' per lo spessore dei ghiaioni, che sembra a tratti
sottile, ci spostiamo sul canale immediatamente a Sud, che sembra avere
comodi ghiaioni praticamente ininterrottamente sino al bosco. La
discesa è divertente e rapida; forse soltanto il tratto del bosco, a
causa della stanchezza accumulata, ci sembra un po' lungo.
Ne usciamo in corrispondenza di Fonte Fredda, dalla quale rapidamente
raggiungiamo il Rif. Celidonio. Qui siamo attesi da Cesare, Francesca e
Luigi, che ci aiutano a completare la traversata, riportandoci con le
auto sino alle Gole di S. Martino.
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