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L'escursione di domenica 6 maggio è stata in parte condizionata dal tempo nebbioso e con minacce di pioggia, che ha determinato la riduzione dell'itinerario al tratto che dall'Abbazia di S. Spirito raggiunge, attraverso il bosco, la testata della valle, il Cucchiaio, come è chiamata, dove si trova una delle sorgenti del corso d'acqua non captate dall'acquedotto. (Dell'itinerario originario si possono vedere le foto scattate ieri nella pagina 2 ).
Da lì il gruppo ha proseguito risalendo in prossimità della strada che
proviene da Roccamorice fin sull'area pic-nic di Fonte Tettone, dove ha effettuato una breve sosta.
Durante il tragitto G. Di Profio ha illustrato ai partecipanti le
caratteristiche salienti del bosco di faggi, mostrando le piante che
comunemente popolano il sottobosco e le innumerevoli varietà di fiori,
tra cui una bellissima orchidea selvatica.
Durante il veloce itinerario di ritorno ci siamo avvicinati alla
sorgente per fotografarla prima di procedere alla discesa verso
l'Abbazia. Il sottobosco era reso viscido dalla pioggia recente e le
foglie morte macerate lungo il sentiero emanavano il loro odore intenso
e particolare. Lungo l'itinerario diversi ruscelli dai due lati si
gettavano nel corso d'acqua principale che scorreva rapido con
frequenti salti e raccogliendosi di tanto in tanto in pozze più
profonde.
All'arrivo
all'Abbazia i gitanti erano attesi da un assessore del Comune di
Roccamorice che gentilmente aveva predisposto la possibilità
di effettuare una visita del suo interno, molto gradita dai
partecipanti. La visita, infatti, in questo periodo è cosa piuttosto rara e difficile per il fatto che l'Abbazia è
data in concessione ad un privato - peraltro non residente in Abruzzo -
col quale l'Amministrazione sta procedendo ad una chiarificazione del
rapporto. Quindi nonostante la normale grande affluenza di turisti
dobbiamo credere che gli odierni stavano godendo di un particolare
privilegio.
L'assessore ha illustrato la storia dell'Eremo -
Abbazia, sorto prima dell'anno mille in un luogo ove esisteva già un altare
pagano, sorte condivisa con una gran parte degli altri eremi in cui il
culto cattolico ha soppiantato uno precedente, come per
esempio è accaduto per il culto di S. Michele, derivato da quello di Ercole della
cultura italica preromana. La sua storia ha toccato il massimo
dell'importanza a metà del secolo XIII, nell'epoca di Pietro Angeleri,
divenuto Papa Celestino V, il papa del gran rifiuto, epoca in cui faceva parte, e vi era
certamente collegato, di tutta la rete di eremi in qualche modo voluti o ricostruiti da Pietro: quelli più vicini, S.
Bartolomeo in legio, S. Giovanni all'orfento, e i più lontani come
quello di S. Onofrio di Serramonacesca, presso l'Abbazia di S.
Liberatore per terminare sull'ultimo celestiniano, quello di S. Onofrio
al Morrone, anch'esso sorto sulle vestigia del tempio di Ercole Curino.
Nei secoli XV e XVI l'eremo è stato abbandonato, fin
quasi al 1586, data a partire dalla quale la vita religiosa rifiorì. In
quest'epoca fu definito l'assetto della parte bassa, comprendente la
chiesa, la sagrestia ed i locali abitativi restrostanti. Di questo
periodo è anche il rifacimento dell'ingresso della chiesa, la "Porta
Coeli" da parte del Santucci. All'opera di Pietro Cantucci da
Manfredonia dobbiamo invece la costruzione della "Scala Santa", che
conduce all'oratorio di S. Maria Maddalena. Nel periodo di massimo
splendore il complesso poteva ospitare fino a cento monaci, dell'ordine dei celestiniani, naturalmente.
L'eremo ha dunque subito successive ri-strutturazioni che ne hanno
modificato l'aspetto, fino a quella avvenuta in epoca barocca, che le ha conferito l'impronta attuale, avvenuta per opera del principe Caracciolo di San
Buono, che vi aggiunse un edificio a tre piani, la foresteria,
utilizzandolo probabilmente come casino da caccia.
La sua storia è proseguita nei secoli fino allo scorso, quando si sono
registrate, oltre a diverse spoliazioni di materiali riutilizzati
altrove per altre costruzioni, anche vere e proprie razzie di alcuni
dei particolari artisticamente più rilevanti, quali p. es. i due angeli situati
originariamente sulla sommità della Porta Coeli.
Nel secolo scorso l'abbazia è stata oggetto di due interventi di restauro,
avvenuti negli anni '70 e poi nei successivi anni '90, che hanno attirato anche critiche severe per non aver rispettato sufficientemente la
natura del manufatto. Nonostante il rammarico per aver perduto irrimidiabilmente alcune delle sue bellezze,
crediamo tuttavia che l'Abbazia
conserva ancora oggi proprio nel suo indissolubile legame con l'ambiente circostante tutto il fascino di luogo dello spirito, quale fu già celebrato dal Petrarca.
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