Articoli filtrati per data: Aprile 2018

Rivochiaro sì, Rivochiaro no…Rivochiaro salta…e adesso? …e adesso decidono le donne!!!

Mammuth la buttallà: “Ma perché non andiamo in grotta? Ho voglia di appendermi alla corda!”

Una QSS (Giulia) coinvolge un’altra (Gioia) e presto saranno rinominate SSS. Le donne prendono in mano la situazione … “Domenica Buco Cattivo!!! Una bella grotta tecnica e fisica è quello che ci vuole!” “Va bene! Partiamo prestissimo, ok?” “Eh, non troppo: sabato sera ho un compleanno…” “Ah, domani cambia l’orario…” “Cambia l’orario??? Allora, no, magari facciamo una cosa più vicina, meno impegnativa…” “Ma no, dai, cosa vuoi che cambi…faremo meno, ma al laghetto ci arriviamo!”.

Obiettivo: ore 10 imbrago pronto.

Domenica mattina ore 8.30. Dopo le defezioni di Francesco – hodimenticatol’attrezzaturaaAQ – Calvisi e Federico – ilgeologosòla – Alcini, tutti gli altri (l’animale preistorico, la prof, Alessia, Luigi) si trovano sotto casa di Gioia a Civitanova: una parte di ritardo era già stata accumulata e (quasi) smaltita. Mia nonna (di Gioia) pensa bene di avere un piccolo malore e ritardare la partenza del gruppo di ulteriore mezz’ora. Dai non è un problema, siamo pronti, ce la faremo.

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Dopo una deviazione di percorso e una sosta tecnica da Lullo per riallineare il karma, nulla può fermare il nostro percorso verso il Buco catt…ma la transenna della gara di Mountain bike e il disco rotto di un vigile che “non si può attraversare il paese” non sono dello stesso parere. Ore 10.40…un ulteriore tentativo di “prendere una via alternativa” si scontra contro la potenza della ciclo a cronometro e i lavori della Quadrilatero a Gattuccio.

Va bene. Ci arrendiamo. Forse è più saggio prendere la via del Buco del Colonnello, sostengono i più giovani a ragione. E si cambia strada. Una telefonata veloce al gruppo per avvertire del cambio di destinazione e via verso nuove avventure.

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Un avvicinamento abbastanza spedito e la rassicurante discesa ripida (affidabile ed utile la segnaletica sugli alberi) ci portano sulla soglia dell’androne del colonnello. Luigi che al cattivo ci voleva andare per affrontare di petto una strettoia impegnativa, si domanda: “ma dov’è l’ingresso?”. Il dito di Giulia indica ovviamente il foro al fondo del muro: si inizia il battesimo delle strettoie.

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Senza nessuna esitazione, nessun tremore, tanto entusiasmo e affiatamento: ecco come vanno affrontate le strettoie! Ci muoviamo ordinatamente nel budellino iniziale con Giulia che da prima dà indicazione su come girarsi e dove mettere i piedi.

L'immagine può contenere: spazio all'apertoAttraversiamo una tenace membrana “materna” che ci accoglie nel ventre della terra; con attenzione scivoliamo nella strettoia in alto a destra e ci troviamo in una saletta con una pozza piccolina. Una volta scesi, passiamo la corda a Mammuth, rimasto più in alto, per attrezzare una sosta che agevoli anche la risalita e consenta di allongiarsi attorno alla pozzetta.

Gioia scende per armare la strettoia. I fix sono ancora buoni, doppiamo il frazionamento nel vuoto e ad uno ad uno i nostri eroi affrontano la famosa “buca delle lettere” del Colonnello.

Alessia, Giulia e Luigi scivolano più o meno senza problemi; invece, special mention goes to Mammuth che ha voluto provare a scendere la buca delle lettere due volte: prima da supino e poi da prono. Alla fine è riuscito a stapparsi!

Gironzoliamo per la grotta e ammiriamo, percorrendola, una meravigliosa concrezione che occupa tutta la parete; andiamo alla ricerca della sala del latte di monte: una saletta in alto dove la calcite è purissima.

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Giulia e Gioia cercano, invano, il passaggio per andare a vedere l’ultima sala che definisce il fondo della buca del Colonnello. Nel frattempo, il gruppo gironzola e si infila in nuovi anfratti. Alla fine, se una grotta la conosci pochino, ti senti comunque in esplorazione.

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È giunta l’ora di affrontare l’uscita. Risale Alessia, poi Gioia che impartisce un po’ di consigli sull’uso più efficiente dei bloccanti nella strettoia. Segue Luigi che con un po’ di aiuto e un minimo di elasticità (ma proprio un minimo, eh?) scopre di avere dei dorsali e dei pettorali e li riesce a coordinare per spuntare nuovamente dal ventre della Madre Terra.

L'immagine può contenere: spazio all'aperto

Giunge il momento di Mammuth che con qualche espirazione al momento giusto e il sacrificio dell’articolazione della spalla alla dea Roccia sbuca a nuova vita. Non possiamo esimerci dall’esclamare “Signora, è maschio!” ed aspettare Giulietta che risalga disarmando.

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La nostra mitica Giulia, pur con qualche difficoltà dovuta al sacco che si portava appresso (quello della 50 per il pozzo delle ruspe…del buco cattivo) che non aveva ragione di essere lì così ingombrante, esce alta e snella come mai l’avete potuta vedere e si scioglie pazientemente tutto l’armo in doppino di corda fatto intorno alle concrezioni.

Mandiamo avanti i novizi mentre rifacciamo la corda e li raggiungiamo per il trenino di uscita.

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Affrontiamo nuovamente mani e piedi la comoda salita verso il sentiero e fantastichiamo sulla fase IV e sui mitologici fiadoni di Alessia di cui tanti hanno sentito parlare e nessuno ha mai assaggiato.

Lunedì, 09 Aprile 2018 22:46

Forra di fosso Campione (Prodo)

Non sono bravo con le relazioni i testi e le scritture sacre. Non sono una scriba.

Ma questa relazione si deve fare....

Dopo l’avventura alla grotta del Cucco di sabato e la serata trascorsa allegramente presso l’ostello del Volo, la mattina siamo pronti tutti assieme per la colazione.

Qui i gruppi si separano, alcuni Gessini vanno verso la grotta del Boccanera, gli amici Aquilani faranno un'uscita del corso al Faggeto Tondo,

Io, Viduccio e la Zia, partiamo prestissimo direzione Prodo (Orvieto).

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Arrivati alla piazza del paese ci rendiamo subito conto che non siamo gli unici.

Tanti (troppi) torrentisti sono presenti.

Siamo veloci e attacchiamo subito la forra superando qualche gruppetto di turisti (grazie alle guide che ci lasciano passare).

Acqua fantastica, temperatura primaverile, sole caldo.

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Le forra e ben attrezzata con armi e mancorrenti pro-canyon, tutto impeccabile. 

Il team va veloce ( a parte qualche silurata da corso d’introduzione ma ogni tanto ci può stare).

L'immagine può contenere: spazio all'aperto, natura e acqua

Tutto quello che si può tuffare viene tuffato (e anche di più).

Tutto quello che si può “tobogare” viene “tobogato”.

Come disse qualcuno : QUESTA NON E’ UNA FORRA , QUI SIAMO A MIRABILANDIA.

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L'ultimo salto, il sedicesimo arriva fin troppo presto, giusto il tempo per un ultimo salto (il più aòto) e lasciamo il Prodo. In circa 20 minuti di salita torniamo nuovamente al  paese.

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Ci "docciamo" nelle scuola elementare adibita a spogliatoio e nel baretto in piazza ci rifocilliamo con ottimo prosciutto, formaggio ed un favoloso lonzino.

Nel primo pomeriggio siamo già sulla strada di casa.

Unico piccolo imprevisto : veniamo fermati dalla Guardia di finanza che indiga del contenuto del nostro bagagliaio (meglio per loro non averlo aperto!) e su cosa avessimo trovato di interessante dentro alla forra.....

Insomma....BELLO IL prodo

Stefano detto Mammut

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