Giovedì, 21 Settembre 2017 14:44

21° Corso di introduzione alla Speleologia

Il Gruppo Esplorazione Speleo-torrentistica "Andrea Pietrolungo" del CAI di Pescara è felice di presentare il 21° Corso di introduzione alla Speleologia.

La presentazione del corso si terrà il 25/09/2017 alle ore 20:30 presso la sezione CAI di Pescara in via Aldo Moro n. 15/8.

Il corso avra inizio il 28/09/2017.

Per maggiorni informazioni:
Telefono: +39 3270123544 (Giulia)
Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Giovedì, 21 Settembre 2017 14:40

21° Corso di introduzione alla Speleologia

Il Gruppo Esplorazione Speleo-torrentistica "Andrea Pietrolungo" del CAI di Pescara è felice di presentare il 21° Corso di introduzione alla Speleologia.

La presentazione del corso si terrà il 25/09/2017 alle ore 20:30 presso la sezione CAI di Pescara in via Aldo Moro n. 15/8.

Il corso avra inizio il 28/09/2017.

Per maggiorni informazioni:
Telefono: +39 3270123544 (Giulia)
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Lunedì, 22 Maggio 2017 22:43

Una promessa per volare

“Dobbiamo organizzare i ponti che ci sono nel 2017! A Davide ho già detto quello del primo maggio, che sono 3 giorni, di andare in Veneto per fare la Spluga della Preta”. Erano i primi di dicembre e questo è il messaggio che mi mandò Il Maestro Andrea Pietrolungo; purtroppo un Fato troppo cattivo e inspiegabile non gli ha permesso di portare a termine il suo proposito, ma la sua eredità non è andata perduta.

Abbiamo deciso di perseguire il suo obiettivo, di andare dove lui avrebbe voluto portarci, di affrontare un abisso così impegnativo per la preparazione del quale lui si era speso con costanza, dedizione e amore per l’insegnamento, per la speleologia e per il gruppo. E il gruppo questa volta c’è stato: mai come in quest’occasione si è sentito forte e intenso, con la sua solidarietà reciproca e la sua coesione. La più bella eredità che il Maestro potesse lasciarci.

Abbiamo iniziato a prepararci quasi un mese prima, organizzando, grazie alla strenua determinazione dello Straniero, un incontro settimanale di pura salita su corda, nella speranza che il 130 iniziale diventasse così magicamente più corto e affrontabile; la Spluga, infatti, si presenta come una lunga sequela di alti pozzi che in pochissimo tempo e tanto divertimento e stupore conducono direttamente a molte centinaia di metri sotto terra. Il problema, ovviamente, è risalire.

Finalmente arriva il giorno della tanto agognata partenza e le condizioni fisiche non sono al massimo: c’è chi è reduce da una brutta influenza, chi ha ricevuto prescrizioni mediche di astensione dall’attività, chi è preoccupato per l’impatto con la prima stupefacente discesa di 130 m nel vuoto, ma l’entusiasmo e la determinazione non mancano, anzi, rendono il viaggio adrenalinico ed  emotivamente intenso. Appena arrivati sul posto, un meraviglioso B&B con tanto di sauna (molto poco speleo, ma molto molto apprezzato DA noi speleo), il Direttore, la Zia e il Profondista si dirigono all’ingresso della grotta per armare la prima, strabiliante, calata, in modo tale da rendere, ahimè, più veloce l’operazione dì ingresso del giorno dopo; il resto della ciurma (la Prof., lo Straniero, Marco ed Elena) si occupa, invece, della cena e dell’accoglienza degli ultimi intrepidi partecipanti all’impresa: Federico e Sara.

L’alba del 30 aprile ci accoglie con il suo tepore e ci scorta su una splendida malga assolata al centro della quale c’è l’abisso, la Preta, già pronta ad accogliere i nostri occhi; prima di avvicinarci all’armo, però, immortaliamo l’inizio dell’ “impresa” con una foto con la felpa del Maestro gentilmente prestataci dalla famiglia: il Maestro c’è e senza di lui non saremmo stati lì, in quel preciso momento. Iniziamo la lunga discesa in questa spettacolare gola tagliata da lunghe spade di sole; inizialmente i più acciaccati di noi avevano pensato di fermarsi alla base del primo pozzo, ma, una volta arrivati lì, tutti sembriamo invasi da una insolita e sansonica forza che ci spinge ad andare avanti,a proseguire la discesa. Prima di inoltrarci nella grotta, però, lasciamo, alla base del 130, sulla targa commemorativa della Preta una fotodel  Maestro, un doveroso tributo, sorridente come sempre eravamo abituati a vederlo: “ Per una volta siamo noi a portarti in grotta. Grazie Maestro. Il tuo GES”

 

Parte del gruppo arriva fino alla base del secondo pozzo, mentre un manipolo di eroi prosegue e giunge alla base del terzo dopo uno scomodo, ma pulito meandro: siamo oltre i 300 m di profondità, possiamo ritenerci soddisfatti. Iniziamo la risalita e, tra una cantata, una risata e un the caldo, l’attesa è meno pesante e la fatica meno intensa; ognuno di noi sente la presenza del Maestro: una spinta su una natica nella salita, un incitamento alla pedalata, una iniezione di energia…  il Maestro c’è, c’è nella nostra determinazione, c’è nella nostra strenua volontà di mantenere la promessa. Finalmente siamo tutti fuori e siamo tutti pervasi da una soddisfazione personale immensa: ognuno di noi ha superato limiti che prima di questa “impresa” avrebbe giudicato invalicabili e ognuno di noi ha trovato nel compagno un solido supporto e alleato. Il GES si è mosso come un solo organismo e non c’è conquista migliore per questo nuovo GES, ora  più  che mai “ GES - Andrea Pietrolungo”.

Il 31 gennaio 2017 è venuto a mancare il nostro amato Andrea Pietrolungo, che era non solo una figura di rilievo nel mondo della speleologia e del torrentismo abruzzese, ma anche un uomo altruista e un amico leale e generoso come pochi; Andrea era stimatissimo come tecnico e amato da tutti per le sue qualità caratteriali.

Il Gruppo Esplorazione Speleo-torrentistica del CAI di Pescara, con pieno avallo del direttivo sezionale, visto il grande contributo umano e tecnico dato da Andrea alle attività sezionali e alla crescita del GES, è fiero e orgoglioso di dedicargli il nome del gruppo che da oggi si chiamerà: «Gruppo Esplorazione Speleo-torrentistica “Andrea Pietrolungo”».

Andrea è stato membro attivissimo del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) dove ha ricoperto ruoli di: Direttore della Scuola Regionale Tecnici di Soccorso Speleo, Direttore delle Operazioni di Soccorso (DOS), Istruttore Regionale di Speleologia (IRTECS della SNATSS), Capostazione Forre d’Abruzzo e Tecnico di Soccorso in Forra (TSF). È stato inoltre istruttore di speleologia del SSI, e istruttore sezionale di speleologia (ISS) e di torrentismo (IST) del CAI di Pescara.

Nei suoi 20 anni di attività ha maturato la sua crescita individuale in vari gruppi abruzzesi, a partire dallo Speleo Club Chieti per arrivare al Gruppo Esplorazione Speleo-torrentistica (GES) del CAI di Pescara. È proprio nel CAI di Pescara che Andrea ha deciso di dedicare i suoi ultimi anni di attività apportando un sostanziale contributo come figura chiave della sezione, spendendo molto del suo tempo per la crescita tecnica e culturale del gruppo, senza trascurare però le attività di punta e partecipando il più possibile alle attività esplorative.

Andrea più di ogni altro membro del GES si è dedicato alla ricerca di nuove grotte e forre sia in Italia che all'estero spesso partecipando alle esplorazioni portate avanti da altri gruppi. Ricordiamo ad esempio la sua partecipazione alle due edizioni della Georgia Canyoning Expedition 2014 e 2015, e le esplorazioni dell'Abisso de Gasperi, la Grotta della Lupa (scoperta dallo Speleo Club Chieti),  la Nivera del tratturello, il terzo portone, il complesso carsico dei 100 pozzi.

Il suo ricordo scorre vivo nel cuore di chi ha avuto il piacere di conoscerlo e lasciamo che a onorare la sua memoria siano proprio le parole affettuose degli amici e parenti che ne hanno ripercorso i tratti salienti nelle numerose lettere a lui dedicate; qui di seguito ne riportiamo 4.



LETTERA 1

Per me è sempre stato il nome più bello. Se non l’avessero dato a te quel nome, probabilmente oggi avrei un figlio chiamato così. Da qualche parte ho letto che Andrea significa Forza, Valore, Coraggio. In “Nomen Omen”… nel nome il destino, dicevano gli antichi. E’ incredibile, ma sembra che sia proprio il tuo nome la parola che meglio sa descrivere quello che sei stato e che meglio sa raccontarti.

Dal balcone di casa tua si può vedere tutto lo spettacolo che le nostre montagne sanno offrire, quelle montagne delle quali ti sei presto innamorato e che sono state per anni la tua casa.

E’ un ricordo incancellabile quello che mi hai lasciato, quando mi portaste con voi a discendere l’Avello. Era il 5 Luglio del 2008, conservo ancora un bellissimo sasso bianco raccolto in quel fiume con sopra scritta la data (il compleanno di Federico tra l’altro). Nonostante la mia fobia per le altezze, fui io stesso a chiederti di portarmi con te. Ricordo ancora quanta paura e preoccupazione ebbi la sera prima di quel giorno, ma la tua sicurezza e competenza, insieme a quella dei tuoi compagni, fece immediatamente svanire ogni mio timore. Ricordo che allora ancora ti credevo soltanto un ragazzo, mentre tu dimostravi decisamente di essere diventato un uomo, uno di quelli di cui puoi fidarti ad occhi chiusi. Quel giorno vidi cose che senza il tuo aiuto non avrei mai avuto la possibilità di osservare. La natura era così selvaggia ed intatta, come non l’avevo mai vista prima. Percorremmo il fiume per cinque ore, dentro e fuori dall’acqua, a camminare, a tuffarci, a nuotare ed a riempirci gli occhi ed il cuore di tutta quella bellezza. Un privilegio immenso che tu mi regalasti. Avrei voluto ringraziarti ancora cento volte, avrei dovuto fare con te altre cento uscite come quelle, carissimo Andrea…

La tua casa, ma anche la tua chiesa, quelle montagne. Sì…perché era lì che trovavi il tuo Dio. Tra gli anfratti più nascosti di quei monti, tra quelle incantevoli forre scolpite dall’acqua e dal tempo, nel misterioso ambiente di quelle grotte, tra le stalattiti, i ruscelli ed il fango. Dio era con te, lungo le pareti alle quali eri sempre appeso alle tue corde, sotto quelle cascate gelate, nei tuffi in quelle pozze di acqua pura. Dio ti camminava accanto lungo quei torrenti immersi in scorci primordiali. Casco, corde, moschettoni, muta, imbrago, scarponi, sacca e quant’altro ti occorreva ogni volta, per scappare via con i tuoi amici a “santificare” tutte le feste. E quella scoperta della grotta ai Tre Portoni, sulla Majella... quanti giorni, quante settimane, quanti anni e quanto sudore! Amavi tutto questo così tanto che la fatica non l’hai mai sentita…forte e fragile Andrea.

Fisico asciutto, essenziale, solo nervi e muscoli, con delle mani di ferro e una passione infinita. Giornate intere a studiare le tecniche, i percorsi, le grotte e quei nodi, di cui eri maestro. Tutte le volte che riuscivo a vederti a casa tua, ricordo la soddisfazione che leggevo nei tuoi occhi nel mostrarmi i filmati, le foto e i tuoi libri sulla speleologia ed il torrentismo. Non lo facevi con tutti, ma solo con chi avrebbe saputo apprezzare. Invidiavo di te la tua capacità di andare fino in fondo in quella tua passione, io che invece ho sempre iniziato tutto per non far poi mai nulla seriamente. Di te Andrea cominciavo ad avere una grandissima stima.

Dalla passione per quello sport al Soccorso Alpino Speleologico, il passo è stato naturale, come per molti di voi, credo. Ma non è certo la sola competenza professionale a muovere le persone come te nell’entrare a far parte del soccorso. Quando nel terremoto dell’Aquila, in quelle immagini televisive del salvataggio di Marta Valente, vedemmo te e la tua squadra operare tra le macerie di quella casa, sotto tre solai, ripiegati su loro stessi come un gigantesco libro richiuso, con il terrore che un’altra scossa avrebbe potuto

schiacciarvi tutti, lì in quell’istante capimmo che ci vuole una grande generosità ed un grande coraggio per fare quello che voi stavate facendo, e di certo a te, e agli altri lì sotto, il coraggio non mancava. La gente scappa da quelle situazioni, mentre voi accorrevate per andarvi a ficcare tra i resti di quelle case accartocciate, con la terra che sopra continuava spaventosamente a tremare. Marta si salvò, ed i vostri occhi si illuminarono, come quelli di un padre che vede il figlio nascere. Quel sorriso era l’unica moneta che vi aspettavate in cambio, nient’altro avrebbe potuto ripagare il vostro gesto.

Marta è venuta qui, ora che non ci sei più, Andrea…è venuta per onorarti. Ho voluto stringerle la mano, ringraziarla. Ho potuto guardarla nei suoi occhi increduli e tristi, gli occhi di chi pensa che non è giusto, di chi invece avrebbe voluto ancora dirti grazie, ancora stringere la mano che la portò via da quel buio e da quella polvere, in quel maledetto Aprile del 2009.

Noi famigliari, col tempo, abbiamo imparato a fidarci un po' di più, ma era inevitabile che rimanesse sempre un po’ di preoccupazione, specie per quelle missioni di soccorso alle quali eri chiamato ad intervenire. Così è stato infatti anche per gli ultimi eventi del terremoto del Centro Italia, ed infine per l'emergenza neve nella nostra regione, in questo mese di gennaio che tutti ora vorremmo dimenticare. Dopo la tragedia di Rigopiano, mandai un messaggio a tua madre chiedendole se ti avessero coinvolto nelle operazioni di soccorso per la ricerca dei superstiti. Lei mi disse che tu eri stato mandato nel Teramano, dove parecchie persone erano rimaste isolate a seguito della eccezionale nevicata. Non sapevamo nulla di cosa saresti andato a fare lì, come al solito tu tenevi i tuoi all'oscuro. Questa cosa ricordo che te la rimproveravo all'inizio, fino a quando un giorno tu stesso mi spiegasti che era importante che fossero i tuoi amici del soccorso a sapere dove andavi, erano loro quelli che avrebbero dovuto e potuto intervenire in caso di emergenza, e non c'era motivo di lasciar detto niente a casa, anzi, meno avrebbero saputo e meno sarebbero stati in ansia. Avevi innegabilmente ragione tu, Andrea.

Solo oggi, dai racconti dei tuoi compagni del soccorso e dagli articoli dei giornali, stiamo scoprendo qualcosa in più su quello che è stato il tuo intervento durante quei giorni nel Teramano, rimasto in gran parte sepolto dalla neve. Sembra che tu abbia coordinato tantissimi degli interventi effettuati i quella zona, sia via terra che dagli elicotteri. Circa 1200 persone rimaste bloccate sono state raggiunte dal vostro soccorso. Hai anche partecipato in prima persona in missioni con l'elicottero, per portare pacchi di viveri a quelle persone, spesso anziani intrappolati nelle loro case. Massimo, Il tuo amico, mi ha descritto cosa possa voler dire, in termini di fatica, una operazione del genere. Scendersi da un verricello, passarsi dalla cabina quei pacchi pesanti, e camminare, anche per pochi metri, in mezzo alla neve che ti arriva al petto. A volte mi diceva che voi stessi vi stupivate di come tutto quello sforzo fosse possibile, di come il vostro cuore potesse reggere. Eppure non vi siete mai fermati.

Il tuo cuore, Andrea...cosa diavolo è successo al tuo grande cuore? Qualcuno ha detto che non sono stati quegli sforzi ad ucciderti, altrimenti saresti già morto in mille altre occasioni... io dico, può darsi che sia così o forse no... Probabilmente nessuno potrà mai dircelo.

In questi tristi ultimi giorni ho imparato a conoscerti meglio attraverso i tuoi meravigliosi compagni ed amici, che sono venuti qui a trovarti per starti vicino un’ultima volta. Ho potuto capire quanto forti possono essere i legami tra chi ha condiviso le esperienze che voi avete vissuto. Gente vera e semplice, pronta a dividersi tutto, come te d’altronde. Persone speciali che sentiranno la tua mancanza come un peso in più da portare nello zaino in ogni loro prossima uscita. C’è stato un momento in cui noi della famiglia abbiamo sentito il bisogno e la voglia di abbracciarle tutte quelle persone, quasi a cercare di consolarci gli uni con gli altri. Sapevamo che loro rappresentavano per te l’altra tua famiglia e che tu eri legato a loro in modo speciale.

Ora le tivvù e i giornali parlano di te, qualcuno romanza la tua storia per fare più “audience”, qualcun altro invece dice le cose così come stanno. Qualche politico che non ti ha mai conosciuto, usando la tua immagine per i suoi scopi, lancia addirittura una raccolta di firme perché ti venga dato un riconoscimento dallo Stato. Io che un po’ ti conosco, so che tu ti saresti incazzato e che avresti fatto volentieri a meno del clamore ipocrita di questo Paese e dei suoi servi.

Mi diceva Alfonso Ardizzi, responsabile del soccorso in Abruzzo, che lo scorso anno la nostra regione ha stanziato per voi soltanto quarantamila euro di rimborsi, contro i seicentomila della regione Umbria. Mi diceva che a volte le vostre squadre, chiamate ad intervenire, avevano dovuto fare una colletta per fare il pieno alla macchina. Lo stesso Stato, le stesse Istituzioni, responsabili di tutti i disagi per i quali voi siete stati e siete ogni volta costretti ad intervenire, mettendo a rischio le vostre vite, oltre che quelle della popolazione, ora si riempiono la bocca di commozione definendo il tuo sacrificio “eroico”.

Tu Andrea, non avresti accettato questa ipocrisia. A te sarebbe semplicemente bastata la vera stima che quei tuoi compagni ti hanno sempre dimostrato e continueranno, anche ora che sei andato via, a dimostrarti. Per ciò che mi hanno raccontato di te, per le frasi e le lettere che ora, ovunque, ti stanno scrivendo i tuoi amici, per tutte le tue foto, che pazientemente stanno raccogliendo…per loro tu sei davvero un EROE, semplice e vero, un amico di quelli su cui poter contare sempre. Ed è solo di questo che ti importerebbe, solo del loro giudizio, di quello dei tuoi cari e delle persone che ti hanno conosciuto e voluto bene...solo di questo.

Porteremo sempre un pezzetto di te con noi, e sarà dolce… carissimo Andrea.

Enzo Camplone

Articolo originale: GES "Andrea Pietrolungo"



LETTERA 2

Ci sono giornate buie anche in attività che abitualmente ci regalano divertimento e soddisfazione. Il 31 gennaio 2017 è stata una giornata nera per la speleologia e il torrentismo, con quella telefonata di mattina presto che nessuno vorrebbe ricevere nella vita, che per un istante ha ghiacciato anche i nostri cuori, rimasti sospesi e increduli, trafitti da un dolore indicibile, inconsolabile.

Andrea Pietrolungo è stato direttore della scuola regionale di speleologia, direttore delle Operazioni di Soccorso e istruttore regionale di speleologia del CNSAS, capostazione forre d’Abruzzo e TSF di torrentismo sempre del CNSAS, nonchè istruttore di speleologia del SSI, sicuramente una delle figure più preparate e competenti sul territorio. Nonostante la giovane età, vent’anni dedicati a queste discipline spendendo in addestramento o uscite ogni fine settimana che il meteo concedesse. Tante le esplorazioni che lo hanno visto protagonista: i campi speleo della grotta dei Tre Portoni in Maiella, la scoperta della grotta della Lupa nei pressi di Roccamorice (PE), le due spedizioni per aprire nuovi canyon in Georgia… Questo per la fredda cronaca che cerca di ricostruire una biografia. Per le storie di quelli che lo hanno conosciuto, Andrea è stato un Amico vero, una persona preziosa e rara, insostituibile.

La necrologia recita aggettivi quali umile, leale, instancabilmente generoso e disponibile, parole che suonano vuote come la campana a morte che le accompagna. Solo chi ha avuto la fortuna di incontrarlo anche occasionalmente le sente animate dalla musica della sua risata sempre spontanea, della sua semplice gioia di vivere che riempiva ogni impresa, che sapeva inventare aneddoti spassosi da raccontare negli anni successivi davanti a una birra. Ognuno di noi conserva una quantità incommensurabile di questi ricordi, così che è stato impossibile piangerlo al funerale senza che ogni tanto si aprisse un sorriso riparlando di qualche episodio che tornava alla mente; impossibile anche per noi piangerlo senza la sua leggerezza infantile, la freschezza che si riconosce solo nei cuori puri.

Ripenso alla sua gioia incontenibile di bambino quando in uno degli ultimi salti della forra di Riancoli eravamo riusciti a recuperare, con una manovra fuori dagli schemi, la sua sacca personale finita in uno scavernamento la settimana precedente, e che dopo tutti quei giorni in acqua gli aveva restituito il cellulare e perfino il tabacco asciutti; la luce di stupore e di comprensione negli occhi, a testimonianza della prontezza e dell’acutezza della sua mente, quando aveva subito colto la spiegazione fisica del calcolo della demoltiplica di un paranco, diventandone a sua volta perfetto divulgatore; la sua furia di insegnante quando nella grotta di Pietrasecca, durante lo svolgimento di un’esercitazione di Soccorso, gli operatori alle piazzole non avevano compreso le manovre necessarie per superare l’incrocio di due teleferiche né si erano preoccupati di richiederne chiarimenti.

Alla leggerezza ludica si affiancava costantemente la rigida cura delle manovre e delle tecniche, risultando affidabile come pochi, perché per lui il Soccorso era una vocazione più che un impegno; l’attenzione alla sicurezza in ogni attività era un automatismo sempre vigile che ci insegnava a non sottovalutare nessun aspetto, anche banale, con la determinazione e la fermezza di chi opera con passione mettendo tutto se stesso in ciò a cui tiene. La sua competenza era di un livello superiore, aveva sempre una soluzione leggermente migliorativa, spesso al di fuori dei manuali, senza mai accettare una riduzione della sicurezza che lasciava sorpresi i suoi compagni. Sapeva essere pignolo, quasi maniacale, nell’impiego delle corrette tecniche per la progressione e per il recupero della barella sia in grotta che in forra. La sua presenza garantiva il massimo livello di sicurezza possibile.

Ha aiutato tanti nei suoi interventi di soccorso, in occasione dei terremoti e delle calamità che hanno afflitto le regioni centrali. Tanti altri ha salvato preventivamente insegnando in modo integerrimo il corretto comportamento da tenere in ambiente e le più aggiornate tecniche.

Il suo paese si è rivelato minuscolo per contenere il fiume di persone giunte a rendergli l’ultimo saluto.

Il cuore lo ha tradito una sola volta, in modo assurdo, insospettabile per chi era abituato a vederlo compiere prove sportive notevoli, imprese di estrema fatica che risolveva con la facilità di chi ha alle spalle un allenamento invidiabile. Era uno dei pochissimi in Abruzzo in grado di operare potenzialmente in un intervento in grotta fino a -1.000 mt e più. Inoltre, e questo fa un po’ sorridere, era in grado di risalire su corda quasi nello stesso tempo che impiega uno speleologo normale a scendervi. Credevamo di vederlo anche a 90 anni partire spedito con l’imbraco per le sue imprese lasciandosi dietro gli altri, accecato dallo stesso desiderio ardente di scoperta. Invece, in modo troppo prematuro, quasi oltraggioso, saremo noi a indossare l’imbraco dovendo accettare che lui non farà parte dell’uscita, né di altre uscite quel giorno, e sarà atroce, innaturale, crudele.

Ci sono tante cose che nella vita passano senza lasciare traccia, tanti volti che abbiamo conosciuto e poi spariscono nella nebbia del tempo. E poi ci sono le persone come lui, che fanno la differenza, per cui il dopo non sarà mai più come il prima.

Per tutto quello che ci hai insegnato, per tutte le giornate splendenti che ci hai fatto vivere, per ogni singolo sorriso possiamo solo ringraziarti, Andrea;

ci mancherai!

Gli amici

M. F.

Articolo originale: Scintilena



LETTERA 3

Lettera ad un amico

Sono passati diversi anni da quando mi sono appeso per la prima volta ad una corda, durante una palestra “speleo”: cercavo di fare l’inversione di marcia; di fianco a me, etereo, era appeso nel vuoto Andrea, che mi insegnava come fare.

Andrea si sintetizza con tre parole, i suoi soprannomi: Il Delicatissimo, Il Fisico’ e soprattutto Il Maestro.

Il Delicatissimo. Un soprannome da leggere con ironia a volte, vista la straordinaria determinazione dedicate al soccorso e alla scuola speleo, le sue passioni. Non ci sono mai state mezze misure: le cose o si fanno bene o non si fanno. Andrea è così, prendere o lasciare… e tutti noi che lo stimiamo abbiamo deciso di tenercelo stretto uno così. Un amico vero, sincero e leale che non ti risparmia critiche se sono giuste, se ti fanno crescere, se sono per il tuo bene. Ma Andrea è anche un “Delicatissimo” maestro; ai corsisti si dedica con instancabile pazienza: l’allievo più difficile è sempre il suo e lui sa far venire alla luce lo speleologo interiore. Lo mette a proprio agio, riesce a farlo rilassare e, come per una magia, le manovre riescono. E poi migliorano.

Il Fisico’. Una cara amica del GES è stata la prima a chiamarlo così. Già. È innegabile che a vederlo, con quegli avambracci da arrampicatore, gli addominali scolpiti, leggero e al contempo forte, trasmetta energia…energia fisica che contagia anche chi gli sta accanto. In grotta, come in forra, ha sempre il sacco più pesante. Chi di noi non si è offerto di portarglielo, per poi restituirglielo qualche metro dopo perché solo a sollevarlo si faceva una fatica enorme? Anche nelle uscite più corte si porta dietro la “Santa Casa” e alla domanda: “ma che ci porti? Ma se stiamo via poche ore?!?”, la risposta inizia sempre con un sorriso sottile e lo sguardo che si abbassa “il segreto per non sentire il peso dello zaino è portarlo sempre”. E finisce sempre che lui risolleva la sua sacca come fosse piena di polistirolo e che il tuo ego si restringe… Però ti senti più tranquillo, uno così nella squadra come fai a non volerlo. Uno che sai che se c’è un problema ti mette al sicuro e ti solleva l’umore. Uno che qualunque cosa accada, cascasse il mondo, c’è, lì accanto a te e ti aiuta a risolvere la situazione, anche solo con un nodo… insomma, meno male che c’è Andrea, il Fisico’, appunto.

Il Maestro, non il Professore o il Docente. Solo e semplicemente Maestro. Il Maestro sa, ma non fa pesare di sapere; ama condividere la propria conoscenza, per metterla al servizio degli altri senza vantarsi di quanto conosce. Il Maestro corregge sempre e solo per insegnare. Il Maestro è una figura rassicurante. Tanto è Andrea. Un Maestro di Torrentismo, di Speleologia, di Soccorso, un Maestro di amicizia e dignità. Ho assorbito tanto da lui in questi anni. Andrea non lesina consigli a chiunque e, a volte, ho pensato che “un grande come lui” stia perdendo tempo a dedicarsi a “me”. Poi una parola, una smorfia, un sorriso, rivelano che a lui piace: piace dedicare il suo tempo agli altri e tutto è naturale, anche accettare i suoi rimproveri. Con me è stato maestro l’ultima volta Mercoledì scorso. Avevo colto con entusiasmo l’idea di aiutare gli abitanti di Pietracamela a spalare via la neve dai tetti e lo avevo proposto al gruppo con un whatsapp. Mi ha chiamato, nonostante fosse stanco (l’ho sentito che eri stanco Andre’, la voce non lo nascondeva), era impegnato in prima linea nei soccorsi, ed ha trovato il tempo di farmi una chiamata e consigliarmi di persona (ti ho visto mentre iniziavi a scrivere un messaggio dopo il mio, ma ti sei fermato ed hai avuto la delicatezza di alzare il telefono). Gli ho detto che aveva pienamente ragione (che mi è passato per la mente!): troppo pericoloso salire sui tetti per noi non addetti ai lavori. Meglio impiegare in altro modo le nostre forze, a terra, al sicuro. Me lo ha detto espressamente: “questa settimana ho perso già troppi amici, e non sopporterei di perderne degli altri”. Ti sei preoccupato per me, per noi, sempre attento alla sicurezza.

Ora la stanchezza passerà, l’allarme meteo sta rientrando, iniziamo a leccarci le ferite profonde e superficiali che hanno toccato la nostra terra. Possiamo tornare a parlare di Speleologia, di Torrentismo, di progetti di gruppo. Ci sono tanti nuovi ragazzi che si sono aggiunti al GES, tutti conoscono Andrea che è anche il loro maestro. Vanno fatti crescere, abbiamo tante belle idee da proporgli. A partire dalla traversata del Corchia, a breve, a febbraio. Andrea la sta progettando con il gruppo e gli amici toscani. Poi andremo in Lessinia a fare la Spluga finalmente, abbiamo deciso le date e sarà una grande uscita. Un gruppo di pochi davanti, ma sempre coinvolgendo tutti gli altri che seguono…ognuno col suo passo. Anche questa un’idea di Andrea. Insomma, tante attività ancora da condividere.

Progettiamo ancora insieme a te il nostro futuro, Maestro, progettiamolo per servire gli altri, perché la misura della riuscita di una vita è quanto amati siamo per quello che abbiamo dato, non per quello che abbiamo preso. Tu ci hai dato tantissimo.

Davide Di Berardino

Articolo originale: SNS CAI



LETTERA 4

In memoria di un Amico.

D’improvviso nella nostra vita, in un giorno dal cielo sereno, è arrivato un vento gelido che penetrando nell’anima ha lasciato solamente un vuoto difficile da riempire.

Ecco questo è successo a tutti noi, quando eravamo convinti che la tempesta, o meglio, l’emergenza neve fosse ormai giunta al termine e che ormai c’era solo da tirar le somme del lavoro svolto per iniziare a pensare alla nostra formazione, è iniziata l’emergenza del cuore.

In men che non si dica un ciclone è passato e ci ha portato via un punto di riferimento, questo eri per me all’interno del CNSAS, un maestro da cui imparare.

Non era cosi solo per me, eri un riferimento per molti, in forra, in grotta e nelle varie palestre, tutti erano ben contenti di imparare da te e allo stesso tempo te ne erano molto grati.

Ogni cosa si risolveva con una bevuta insieme e passati i cinque minuti di blackout era già dimenticata.

Il soccorso per te era una ragione di vita, regolamento alla mano e tanta voglia di trasmettere, la formazione di tutti noi era molto importante ed eri sempre sincero nel dire il tuo punto di vista, la tua enorme preparazione e competenza era ciò che ci rendeva più forti.

Non sarà facile andare avanti senza di te, ma se è vero che nella vita non contano i passi che fai ma le impronte che lasci, proveremo a mettere i nostri piedini nelle grandi impronte che hai lasciato e a proseguire lungo la strada che ci hai indicato.

Eri una di quelle persone che riconosci da lontano, che vivono permeate da una luce diversa dalle altre, unica nel suo genere e già ci manca tanto l’Amico che eri, sei e continuerai ad essere, perché nonostante la lontananza fisica sei qui in mezzo a noi in ogni istante.

Un Amico con la A maiuscola, sempre disponibile e pronto a dar una mano a chiunque ne avesse bisogno, in ogni occasione riuscivi a farci fare una risata con i tuoi modi e le tue espressioni.

Grazie al tuo fare spontaneo riuscivi a lasciare un bellissimo ricordo anche in chi ti aveva appena conosciuto, avevi quel qualcosa in più che restava in mente, in un mondo dove tutti vogliono essere qualcun’altro  tu eri semplicemente te stesso.

Il tuo amore per la speleologia ed il torrentismo ti ha portato a girare tutta l’Italia ed anche oltre i confini eri pieno di amici con cui condividere la tua passione, di ritorno dalla Georgia bastava guardare attraverso i tuoi occhi per capire cosa era stata per te la spedizione è quanta voglia avessi di ripartire.

Con il GGFAQ sono stati numerosi i momenti condivisi in grotta, in forra, davanti ad una birra, molti i progetti realizzati insieme e ancora tanti quelli da pianificare, la tua voglia di vita traspariva in ogni dove e la tua passione si coglieva in ogni istante, contagiando chi ti era intorno.

Lo zuccherino per te c’era sempre e ad ogni raduno eri con noi al carretto, tra una risata ed un’altra tra una battuta ed un racconto, subito risuonava quel «mastica mastica mastica» che precedeva “l’emozione” data da quel liquido verde, da quel bicchierino che da ora alzeremo al cielo “alla tua” ogni volta.

Grazie di tutto Andrea continuerai a vivere in ogni insegnamento che ci hai lasciato, guardaci e consigliaci ancora.

Per agire nel mondo, occorre morire a se stessi. L’uomo non sta sulla terra solo per essere felice, neppure per essere semplicemente onesto. Vi si trova per realizzare grandi cose per la società, per raggiungere la nobiltà d’animo e andare oltre la volgarità in cui si trascina l’esistenza di quasi tutti gli individui” sosteneva Vincent Van Gogh, posso affermare con certezza che tu sei riuscito a realizzare grandi cose.

Ciao Delicatissimo Maestro continueremo a volerti bene, di ogni abbraccio e di ogni sorriso che ci hai donato faremo tesoro, certi che nessuno potrà mai toglierci il ricordo di te ti ringraziamo per la tua amicizia, continueremo a far trasparire ciò che eri in modo che anche chi non ha avuto la fortuna di scoprirlo da solo, ti sentirà vicino attraverso di noi e gli sembrerà un pochino di conoscerti.

A.C.

Articolo originale: GGFAQ

Giovedì, 29 Dicembre 2016 22:47

Uscita grotta del Chiocchio 28 Dicembre

Riportiamo una relazione soggettiva scritta dal Socio Gianluca Cassano relativa all'uscita della Grotta del Chiocchio del 28 Dicembre.
 
Partecipanti:
Francesco alias Zulù
Roberto: novello corsista
Gianluca alias Raniero
Davide
 
La possibilità di usufruire di un Chiocchio già armato da un fantomatico benefattore, spinge i quattro intrepidi a prendere come obiettivo il pozzo del Centenario (-316 metri secondo la questura).
Partenza da Pescara alle 6.30 che è ancora buio, ma il Michetti (con interni rinnovati) si fa trovare pronto per la colazione. 
Si va a Civitanova per ricongiungerci con Davide e con la sua auto voliamo letteralmente fino agli sterrati che portano al parcheggio della grotta.. Tutt'intorno i prati sono bianchi per la brina e così ci cambiamo alla velocità della luce. Arriva insieme a noi anche Poderini e due suoi compagni, venuti con l'obiettivo di fare foto.
 
Iniziamo la discesa alle ore 10. Rispetto all'ultima volta sono stati piantati una marea di resinati ed inviolabili e, tranne una prima corda da 25, non dobbiamo armare nulla e procediamo veloci verso il basso. Zulù, che ha studiato il rilievo come padrenostro, snocciola nomi a destra e sinistra, mentre Roberto sembra totalmente incurante della profondità che si accinge a raggiungere.In due ore e mezza siamo sul Centenario: al contrario delle mie aspettative la grotta è quasi asciutta, sul Centenario non c'è cascata ma solo una lieve pioggerellina e si scende il 50 con tranquillità.
 
Ci riuniamo per rifocillarci con le nostre abbondanti scorte alimentari: abbiamo a disposizione per quattro persone BEN OTTO biscotti ed un sacchetto di "nocciolineefruttaseccaquelleprezzofissozeronvantanoveeuro". Andiamo meglio con l'acqua: due da mezzo litro. Scorgo tra i massi del pavimento in uno spazio angusto e profondo una riserva d'acqua finita lì probabilmente a causa dell'attività della grotta. Preoccupato per la necessità di acqua in fase di risalita e volendo fare il salvatore della patria, inizio a spostare pietre per poter raggiungere la bottiglia. Dopo cinque minuti di scavo raggiungo la bottiglietta... vuota...
 
Ripartiamo per la lunga strada in salita. E' dura, affrontiamo i diversi pozzi che ci separano dall'uscita. I metri si fanno sentire e tutti diamo fondo alle nostre energie, uscendo alle 18.00 quando è già buio. Per noi quattro il sole del 28 Dicembre 2016 è durato non più di 3 ore. CI concediamo una carbonara (per ipertesi) a casa di Davide e rientriamo a Pescara alle 23.

Ad agosto 2016 si è svolto un campo internazionale di esplorazione speleosubacquea del fiume Timavo (Friuli Venezia Giulia).   Il GES ha contribuito alle attività con alcuni speleologi di Pescara e L’Aquila.   Nella sezione download il “diario” delle attività raccontate in soggettiva dal Capitano.

Questa domenica il Gruppo Di Esplorazione Speleologica del CAI di Pescara ha dato il via ufficialmente al 20° Corso di Introduzione alla speleologia.

In realtà il corso è iniziato già questo venerdì con la lezione sulla storia della speleologia tenuta dalla Socia Ambra Ciotti.

Gli allievi, nove quelli inscritti, si sono cimentati in manovre su corda di vario genere, tutte finalizzate ad acquisire le basi della progressione in ambiente speleologico. Queste manovre sono fondamentali per poter progredire in grotte verticali dove la discesa e la risalita dei pozzi è inevitabile.

Teatro di questa prima uscita è stata la splendida palestra di roccia situata sopra Roccamorice, in Maiella. Tutti molto bravi i corsisti che hanno dimostrato di poter ben fare in questo corso, in breve tutti sono stati capaci di far proprie le tecniche di base per la risalita e la discesa su corda utilizzando i bloccanti ed il discensore speleo.

La prossima settimana si replica, prima con il corso sulla Biospeleologia (Venerdì), e successivamente di nuovo in Palestra, ma questa volta già in ambiente. L'uscita si terrà infatti nella Storica Grotta A Male, una delle prime scoperte nel territorio Abruzzese ed in particolare sul Gran Sasso D'Italia.

 

Mercoledì, 17 Febbraio 2016 18:49

Grotte di Stiffe, ricognizione speleosubacquea

Domenica 7 febbraio si è svolta la prima giornata 2016 dell'evento Luce in Grotta promosso dalle Grotte di Stiffe.

Si è creata l'opportunità per "riaffacciarsi" all'interno del sifone non più attraversato da quasi due decenni e nella sezione "download" è possibile scaricare la relazione dell'attività svolta.

Martedì, 02 Febbraio 2016 18:59

Corso Speleologia Glaciale 2015

Il corso ha avuto l'obiettivo di addestrare alle tecniche di progressione all'interno delle cavità glaciali.

Propedeutiche alle tecniche d'armo dei mulini glaciali, si sono svolte sessioni di progressione su neve e ghiaccio e lezioni d'aula relative alle particolarità degli ambienti nei quali si sarebbe andati ad operare.

Nella sezione "download" è possibile scaricare la relazione delle attività svolte.

Lunedì, 19 Ottobre 2015 15:03

Corso di Introduzione alla Speleologia

Il Gruppo Esplorazione Speleo-torrentistica del CAI di Pescara organizza il 19° Corso di Introduzione alla Speleologia dal 08 Novembre al 13 Dicembre 2015.

Il corso è rivolto a tutti coloro che intendono avvicinarsi alla disciplina della Speleologia. Durante il periodo del corso si alterneranno lezioni di teoria e di pratica al fine apprendere le basilari tecniche di progressione su corda. Si darà importanza anche all’aspetto culturale, approfondendo diversi temi relativi al mondo ipogeo, come la formazione delle grotte o la fauna che vi abita.

Responsabile: IS Davide Di Berardino
Quota: € 170,00* Non soci CAI, € 120,00 soci CAI
Info e Iscrizioni: 3270123544 - 3283426589 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Seguici su: facebook.com/ges.gruppo.esplorazione.speleologica

(*) Sono previsti sconti per studenti, disoccupati e ragazzi sotto i 25 anni.


Altre informazioni
Lezioni teoriche: Le lezioni teoriche si terranno presso la sede del CAI in Via Aldo Moro, 15/8 a Pescara.
Lezioni pratiche: Si terranno 5 uscite in ambiente.
Requisiti: Il numero minimo di partecipanti è di 5 persone. La data ultima per l’iscrizione al corso è domenica 8 novembre. L’età minima per l’iscrizione è di 16 anni. Non è necessaria nessuna conoscenza tecnica ed il materiale di progressione in grotta sarà fornito dall’organizzazione (solo l’abbigliamento è a carico dei partecipanti).

Per chi fosse indeciso, ricordiamo che è possibile provare l'esperienza di andare in grotta partecipando all'Open Day di Speleologia organizzato dal GES il 25 Ottobre prossimo. (Link Open Day)
Ecco il link dell'evento su facebook: https://www.facebook.com/events/900492036694727/
Per informazioni in merito contattate sempre il 3270123544 oppure contattateci all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.


Nota: Si ricorda agli allievi che la frequentazione della grotta è un’attività che presenta dei rischi. La scuola CAI adotta tutte le misure precauzionali affinchè nei vari ambiti si operi con ragionevole sicurezza. Con l’adesione all’uscita il partecipante è consapevole che nello svolgimento dell’attività speleologica un rischio residuo è sempre presente e non è mai azzerabile.

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