Sabato, 27 Luglio 2013 14:40

Ritrovamento carcassa di un lupo

Domenica 7 luglio durante un'escursione con i ragazzi dell'Alpinismo Giovanile del CAI sezioni Chieti e

Pescara avevamo avvistato una carcassa di cavallo e un lupo morto nel fosso del Vallone Crivellaro.

La stessa sera abbiamo allertato il Corpo Forestale dello Stato che il giorno successivo ha recuperato il lupo.

Dopo pochi giorni,  il capo del CTA/CFS del Parco Gran Sasso Laga, Carlo Console, mi ha riferito

personalmente che non si è trattato di bracconaggio. Il corpo dell’animale riportava infatti parecchie ferite

da morsi, il che ha fatto dedurre un'eliminazione della giovane lupa da parte del branco.

Casuale probabilmente la presenza della carcassa del cavallo la cui morte era avvenuta parecchio tempo

prima.

Sono molto dispiaciuta per la lupa ma l'occasione è stata fonte preziosa di riflessioni per i ragazzi.

Davvero molti gli interrogativi: dalle cause della morte al perché è importante appurarle, dal cavallo

spolpato al fatto che invece il corpo del  lupo fosse integro, da quanti lupi potevano vivere nella zona a

cosa mangiano e ... forse li incontriamo? Perché dobbiamo telefonare alla Forestale? Come fanno a capire

la causa della morte? Il lupo potrebbe essere scivolato nel fosso? Ma che lavoro svolgono gli uomini della

Forestale? Potremmo andare a vedere come lavorano?

A farla breve, durante la sosta/gelato al bar di Montorio, era evidente che noi adulti non eravamo riusciti a

soddisfare tutte le loro curiosità.

Avremo tanto pane per i nostri denti per i prossimi incontri!

 

Ritrovo e partenza dal solito “parcheggio ARCA” alle 7 e poi: dove si va?

Bah, il Morrone la Majella sono coperti di nuvole ..... andiamo verso l'interno

e poi si vedrà ....

Passate le gole di Popoli, tutto nuvolo pure lì; andiamo verso Roccaraso !!!

Piana delle 5 miglia: nuvolosissimo !!!! Tentiamo oltre: l'alternativa era una

“scampagnata” a bassa quota che nessuno voleva fare.

Forse nel PNALM il tempo è migliore ? Proviamo.....

Oltre Castel di Sangro si apre tutto !!! Allora alla piana di Campitelli di Alfedena

verso la Meta o il M. Tartaro, decideremo lì.

Il tempo splendido ci mette allegria, si può fare tutto !!!!!

Partenza ore 9,30, un po' tardi ma non c'è problema: la squadra è affiatata e veloce !

Usciti dal bosco, sulla piana dei Biscurri, la Meta ci si presenta in una splendida

veste “quasi himalayana”.

La neve è un po' pesante ma si riesce a progredire con facilità: un'occhiata ai

canali davanti a noi: quello che ci interessa ha già “scaricato”.... andiamo !!!

Piccozza e ramponi e via nel canalino. Una pendenza che in un tratto è quasi di

40 gradi: ma la neve è giusta, si sale senza problemi....

In vetta alla Meta, nel sole cocente.

Decidiamo di “fare un anello”: scendiamo a passo dei Monaci e poi per la valle

Pagana, infine con un sentierino poco conosciuto, senza perdere quota nel fondo

della valle Fiorita, ritorniamo a Campitelli.

Tempo totale 7 ore e mezza circa, senza fretta ......

Partecipanti: Gino, Fabiola, Massimo, Fernando, Vittore, Mimmo.

ALLE PROSSIME PRIMAVERILI !!!!!!!

Giovedì, 13 Dicembre 2012 00:53

Anello del Corvo

In questa escursione decidiamo di salire al monte Corvo percorrendo uno dei valloni glaciali che si trovano nel versante nord di questa affascinante e solitaria montagna: il Crivellaro.

Iniziamo a salire per prati, poi una panoramica cresta ci ha regalato una spettacolare vista sul Gran Sasso da quella insolita angolazione fino alla Piana San Pietro.

Dopo una leggera discesa iniziamo la risalita tralasciando a destra il sentiero che conduce al Passo delle Monache ed imbocchiamo il vallone  Crivellaro che si fa sempre più ripido.

La scena che si apre davanti ai nostri occhi è stupefacente, sembra di entrare in un grande teatro naturale; la particolare testata della valle, sormontata da verticali placche rocciose mi fa pensare ad un palcoscenico, un'orchestra, e musica che aleggia nell'aria, note che si inseguono tra le mute rocce ancora in parte ricoperte da una entusiasmante neve primaverile.

Si!..entusiasmante!!...come entusiasti e precisi sono stati i passi che Maria, passata in testa alla cordata sul tratto più ripido, ha inciso nella cedevole neve.

In breve lungo la cresta finale raggiungiamo la vetta che ci regala splendidi scorci di paesaggio mentre qualche nube si addensa  proprio sopra le nostre teste.

Percorrere in discesa l'affilata cresta N-E che ripida conduce in direzione del rifugio del Monte è un invito irrinunciabile.

Si scende e lo spettacolo continua; valle Fosso del Monte a sinistra, conca Capovele a destra, Intermesoli, Venacquaro, il Brecciarone, fino a raggiungere un simpatico forcellino ancora perfettamente innevato che dritto e ripido conduce al massone(q.1960 mt) posizionato al centro della valle Fosso del Monte.

Lo abbiamo percorso quasi tutto "faccia a monte" data la sua ripidezza, ma quando questa si è ammorbidita, il nostro Giorgio si è cimentato a fare prove di arresto con la piccozza.

Una bella escursione di fine stagione e dal sapore alpinistico invernale che ha visto Giorgio, Fernando, Maria e Gino percorrere i prati finali con un sorriso stampato da un orecchio all'altro. Alla prossima!

                                                                              Gino Delle Noci

Foto: Gino Delle Noci, Fernando Petrella, Maria di Gregorio

Vetta Occidentale da Cima Alta

 

Siamo quasi in estate, ma a poco più di un'ora di macchina...

...è ancora possibile vivere una esperienza dal sapore invernale: la vetta occidentale del Gran Sasso da Cima Alta per il Ghiacciaio del Calderone !

Poco dopo il passo delle scalette inizia la neve ed indossiamo già i ramponi, che terremo per la maggior  parte del tempo.  Lasciamo il rifugio Franchetti alla nostra sinistra, tirando dritti verso il ghiacciaio. Ci saluta l’abbaiare del cane del rifugio, Chicco, che passeremo a salutare al ritorno.  Qualche tratto scoperto, la neve è abbastanza molle ma la tenuta è soddisfacente.  Rapidamente arriviamo al ghiacciaio e, senza scendere,  proseguiamo verso il canale che porta alla cresta finale. Il tempo era nuvoloso all’inizio, ma ora le vette sono tutte esposte al sole. Il tratto finale del canale, più ripido, presenta qualche problema finale di tenuta. Nella  cresta  prima della vetta, esposta su due lati, qualcuno prova l’emozione del “passo del gatto”!

Arriviamo in cima  in meno di 4 ore, un dislivello di circa 1200 mt.  Panorama incantato di neve e roccia. Tre turisti polacchi ci fanno delle belle foto di gruppo. Discesa rapida fino alla base del ghiacciaio, dove siamo totalmente circondati da neve. Intorno, le gigantesche torri delle tre vette del Corno Grande.

Sono 7 i componenti della” spedizione”.   Antonietta, Fabiola, Gino, Giorgio, Giovanna, Giovanni, Marco.

                                              Giovanni Urbanelli

Foto:  Antonietta Di Girolamo

 

Giovedì, 13 Dicembre 2012 00:49

Anello del Corvo

Natura, avventura, isolamento, grandi spazi...

... Le quattro componenti canoniche dell’andare in montagna qui ci sono tutte. In più l’elemento comune delle uscite del nostro gruppo: grandi dislivelli e grandi distanze, ciò che consente di sfidare se stessi e vivere il forte senso di appagamento che solo il risultato può dare. In questo caso 1600 mt di dislivello complessivo e poco meno di 20 km di sviluppo !

Incontrarsi  alle 6 di mattina al casello di Pescara nord significa svegliarsi prima delle 5. Siamo In 7: Giovanni, Gino, Giovanna, Maria, Massimo, Giorgio e Mimmo. Alle 8 riusciamo ad indossare gli scarponi e ad iniziare il cammino.

L'itinerario parte dal piazzale di Prato Selva mt.1370, sale e costeggia colle Abetone fino alla Piana di S.Pietro mt.1810 poi scende verso il Fosso del Monte al rifugio omonimo  mt.1600. La traccia ora sale verso la cresta di sinistra del monte Corvo e costeggia tutto il versante nord-est del massiccio, con molti saliscendi, fino ad arrivare alla base della conca Capovelle nel tratto più basso della valle del Venacquaro intorno ai 1800 metri di quota.

Qui il sentiero diventa più agevole e porta nell'alta parte della valle con una magnifica vista del Pizzo d'Intermesoli, Pizzo Cefalone, le Malecoste .... Bisogna salire alla sella del Venacquaro mt 2236, importante valico di collegamento fra la valle del Chiarino, quindi della val Vomano, e l'aquilano; pur non essendoci un grandissimo dislivello, l'ascensione diventa più lenta, faticosa (anche se alleviata alquanto dalla presenza di una fonte/abbeveratoio, fonte Venacquaro mt 2040 circa).

Alcuni del gruppo hanno il "difetto" di essere iscritti al club2000 e sono costretti ad allungare il percorso salendo su due elevazioni a metà fra il Corvo e le Malecoste: Cima Venacquaro mt 2.377 e Cima Falasca 2300. Un buon sistema per incrementare il dislivello di 150 mt !

Superata la sella di monte Corvo con qualche tratto di facile arrampicata (le classiche facili roccette ) si arriva sulla vetta orientale mt 2623. Non più di 30 minuti destinati ad “ozii corvini” e subito si riparte per  la dorsale verso nord-ovest, guadagnando la cima occidentale mt.2533 e di lì giù lungo la cresta di destra per breccioni e prati fino quasi al Colle delle Monache mt. 1920, seguendo sempre il sentiero, sempre ben segnalato, si passa sotto la Piana di S.Pietro verso ovest, ci si inoltra nel bosco, un'eccellente/propizia/graditissima rinfrescata alla fonte Incodara mt. 1660 circa ci aiuta a tornare a Prato Selva che, nel frattempo, si è riempita di ciclisti appassionati del downhill.  Una AGOGNATISSIMA BIRRA CHIARA  a Fano Adriano chiude una bella esperienza di montagna, in luoghi pochissimo frequentati ma, forse proprio per questo, affascinanti.

In conclusione, il gruppo si ricompatta su questi itinerari ed è bene anche se qualcuno manca sempre (impegni, il sabato sera, ecc.) però va bene così.  Sicuramente il percorso riflette lo spirito del gruppo. Itinerario nuovo o parzialmente tale, grande dislivello, luoghi remoti ...... con l'ausilio dello splendore del paesaggio.

                                        Mimmo Di Bartolomeo

 

 

Giovedì, 13 Dicembre 2012 00:46

Traversata del Morrone

Da due/tre anni c’è chi propone ripetutamente l’inserimento nel programma del Gruppo della Traversata del Morrone. Ogni volta scritta, ma poi non effettuata. Forse la lunghezza del percorso spaventa, o forse è necessario del tempo affinchè dall’idea di un singolo si generi una maturazione delle coscienze che determini le condizioni pratiche della realizzazione!

Fatto sta che, mentre lo proponiamo, pensiamo che al massimo potremo essere in tre o quattro. In realtà si iscrivono molte  persone. Con meraviglia ma soprattutto con grande soddisfazione! Il desiderio di uscire vittoriosi dalla sfida con se stessi e con i propri limiti ci coinvolge in 14: Mimmo, Gino, Giovanni, Christian,  Maria, Giovanna, Fabiola, Antonietta, Filippo, Massimo, Vittore, Lorenzo, Luana, Fausto.

Sveglia alle 4 del mattino e partenza alle 5. Occorre lasciare 3 macchine all’azienda forestale Monte Corvo, ma prima della sbarra, parchè crediamo che alle 5 venga chiusa. Mezz’ora di cammino in più la sera!  Con le altre tre macchine ci dirigiamo a Passo S. Leonardo:  dopo qualche incertezza organizzativa, riusciamo ad iniziare il cammino alle 7,30. Del resto “ogni lungo cammino inizia sempre con un piccolo passo"  (Mao Tze Tung, La lunga marcia).

Lungo la strada per la vetta del Morrone è possibile, con una piccola variante, salire al monte La Mucchia di Pacentro, quota 2001. Una opportunità per gli iscritti al Club2000. Ma poi anche gli altri si lasciano coinvolgere e, superata questa cima, riscendiamo per la valletta di fronte al Morrone, dove arriviamo alle 10,30, in linea con la tabella di marcia.

E’ finita la salita, è presto, siamo tutti ancora pieni di forze e di entusiasmo. Siamo sicuri di aver fatto già abbastanza!  Arriviamo senza difficoltà al Colle della Croce, per proseguire poi verso Colle Affogato. Qui, in alcuni di noi, la convinzione che il peggio sia passato comincia a vacillare. Ma superato il bivio per la “fossa” e iniziata la salita al Monte Rotondo, con la sua cresta aguzza, frastagliata, irregolare  ed interminabile, molti cominciano a capire che il peggio deve ancora arrivare !  Alla fine conquistiamo la vetta, sono le 15, abbiamo lasciato il Morrone più di 4 ore fa, e manca ancora tutta la discesa ! C’è anche chi si chiede perché una montagna così aguzza si chiami Monte Rotondo. Ma sarà una domanda senza risposta, perché la voglia di parlare è scomparsa in quasi tutti. La discesa sarà raccolta e silenziosa. Alle 4 di pomeriggio arriviamo  al rifugio di monte Corvo, in tempo per salutare gli amici del Cai di Popoli che hanno appena terminato il raduno sezionale.  Ci aiutano accompagnando con le macchine alcuni di noi fino al centro del Lupo.

Alle 5 e mezza possiamo finalmente sederci su di un muretto, sciacquare le mani ed il viso con l’acqua di una fontana. Sono passate 10 ore di ininterrotto cammino. Beh, forse qualcuno l’aveva sottovalutata ! Ma poi siamo orgogliosi di avercela fatta tutti. I complimenti vanno in particolare al meno giovane del gruppo, sempre in forma, mai un lamento. 

                                               Giovanni Urbanelli

 

Giovedì, 13 Dicembre 2012 00:44

Torrione Cambi: un ambiente severo

... si fusse gran vento ti getteria giù, si piovesse un puoco sdruciolaresti giù, et si fusse nebbia... 

 

...non vederesti dove tu andassi, et se vi fusse nieve non vi è ordine andarvi, et si fusse ghiaccio molto peggio… così Francesco De Marchi nel 1573 descrisse l’ascesa al Corno Grande, la vetta più alta della catena del Gran Sasso.

 Il capitano bolognese che allora aveva risalito il versante meridionale da Campo Pericoli, forse lungo la via Normale o per il Canale Bissolati, evidenzia con il suo scritto la pericolosità del luogo; ma quando si dice che un ambiente è severo si intende che è solamente pericoloso? 

Ce lo siamo domandati, noi del gruppo Gran Sasso, ( Alessandro, Claudio, Fabiola, Gino, Giovanni, Mimmo e Maria) quando, domenica scorsa, abbiamo raggiunto la vetta del Torrione Cambi da Campo Imperatore. 

L’avvicinamento, compreso il percorso attrezzato, è una passeggiata panoramica e solare; la comba ghiaiosa si attraversa con gli occhi puntati sotto la vetta Occidentale ammirando le strapiombanti pareti che anticipano la verticalità del percorso per raggiungere il torrione. 

Il rosso Bivacco Bafile e le silouettes in lontananza di alcuni alpinisti sono presenze rassicuranti e la vastità di Campo Imperatore è accogliente come un grembo materno. Arrivati alla base della parete sud del Torrione Cambi, dopo aver superato una crestina, si devia a sinistra risalendo un lungo canale roccioso e con alcuni salti, fino a raggiungere la Forchetta del Calderone. 

Malgrado il canale non sia difficile da risalire si avverte la diversità rispetto all’ambiente precedente: si allontanano pian piano i punti di riferimento rassicuranti della Piana e del Bivacco; la zona diventa impervia, chiusa, poco accessibile; occorre prestare costantemente attenzione a dove poggiare i piedi per non far rotolare i sassi e le mani per avere appigli solidi.

A destra e a sinistra solo pareti rocciose e in alto il cielo azzurro: siamo nel cuore della montagna! 

D’altronde il Torrione Cambi fu ribattezzato in questo modo per ricordare l’alpinista Mario Cambi che insieme con l’amico Emilio Cichetti, nel febbraio del 1929, dopo aver percorso la cresta Sud del Corno Piccolo morì per il freddo e lo sfinimento senza mai raggiungere Pietracamela; prima di allora era denominato Torrione Centrale, torrione nel cuore del Gran Sasso. 

Superata la Forchetta del Calderone, si apre una finestra sul versante settentrionale e sul ghiacciaio del Calderone, che oggi è ridotto in superficie a qualche metro quadrato dove qualche anno fa si formava il laghetto Sofia.  

A rimirarlo dalla grande  terrazza che bisogna attraversare fa quasi tenerezza.

Ai tempi di Francesco De Marchi invece doveva essere stracolmo tanto che lui scriveva: vi è un gran vallone dove sempre vi è la nieve alta quindici o venti piedi, e più in alcun luocho dove la nieve e ghiaccio sta perpetuamente, e quest’è una quantità d’un grosso miglio di lunghezza, e di larghezza più di mezo miglio, della qual sempre puoco o assai se ne disfà, e quell’acqua cala giù per diversi precepitii… 

Attraversata la terrazza occorre risalire l’ultimo tratto della spaccatura che divide la Vetta Centrale dal Torrione Cambi e che termina alla Forchetta Gualerzi, pochi minuti su un sentiero ripido e sdrucciolevole ma intuibile e un passaggio in arrampicata  fanno guadagnare la vetta del Torrione Cambi.

Siamo a quota  2875 metri.

La non larga vetta difficilmente si divide con qualcuno, questi percorsi non hanno nulla a che fare con l’affollamento dell’apparente vicina  Vetta Occidentale; in effetti si è lontano dal mondo, nell’aria più fine solo il gracchiare delle cornacchie impegnate a rincorrersi nei loro voli festosi e i nostri cellulari senza campo, muti.

La discesa è per la stessa via: Forchetta Gualerzi, terrazzo, Forchetta del Calderone, comba detritica, sentiero attrezzato, sella di monte Corno, sella di monte Aquila, sentiero estivo, Campo Imperatore; ma scendere è più complesso rispetto alla salita e richiede più attenzione. Inoltre essere attenti costantemente significa saper dosare le proprie energie lungo tutto il percorso, fino alla fine. 

In conclusione un ambiente è severo sostanzialmente perché è isolato, senza punti evidenti di riferimento, in quota, difficile e lungo da raggiungere, senza vie di fuga  e quando i repentini cambiamenti meteorologici possono creare grosse difficoltà. 

Un percorso in un ambiente severo è impegnativo, oggi con tutte le informazioni e le attrezzature a nostra disposizione è possibile frequentarlo con serenità anche se  vi sono circostanze in cui, come diceva Francesco De Marchi, quasi 500 anni fa,  non vi è ordine andarvi.

                                                                   Maria di Gregorio

Foto: Gino Delle Noci e Mimmo Di Bartolomeo

Martedì, 16 Ottobre 2012 21:52

Traversata del Morrone

Da due/tre anni c’è chi propone ripetutamente l’inserimento nel programma del Gruppo della Traversata del Morrone. Ogni volta scritta, ma poi non effettuata. Forse la lunghezza del percorso spaventa, o forse è necessario del tempo affinchè dall’idea di un singolo si generi una maturazione delle coscienze che determini le condizioni pratiche della realizzazione! Fatto sta che, mentre lo proponiamo, pensiamo che al massimo potremo essere in tre o quattro. In realtà si iscrivono molte persone. Con meraviglia ma soprattutto con grande soddisfazione! Il desiderio di uscire vittoriosi dalla sfida con se stessi e con i propri limiti ci coinvolge in 14: Mimmo, Gino, Giovanni, Christian, Maria, Giovanna, Fabiola, Antonietta, Filippo, Massimo, Vittore, Lorenzo, Luana, Fausto. Sveglia alle 4 del mattino e partenza alle 5. Occorre lasciare 3 macchine all’azienda forestale Monte Corvo, ma prima della sbarra, parchè crediamo che alle 5 venga chiusa. Mezz’ora di cammino in più la sera! Con le altre tre macchine ci dirigiamo a Passo S. Leonardo: dopo qualche incertezza organizzativa, riusciamo ad iniziare il cammino alle 7,30. Del resto “ogni lungo cammino inizia sempre con un piccolo passo" (Mao Tze Tung, La lunga marcia). Lungo la strada per la vetta del Morrone è possibile, con una piccola variante, salire al monte La Mucchia di Pacentro, quota 2001. Una opportunità per gli iscritti al Club2000. Ma poi anche gli altri si lasciano coinvolgere e, superata questa cima, riscendiamo per la valletta di fronte al Morrone, dove arriviamo alle 10,30, in linea con la tabella di marcia. E’ finita la salita, è presto, siamo tutti ancora pieni di forze e di entusiasmo. Siamo sicuri di aver fatto già abbastanza! Arriviamo senza difficoltà al Colle della Croce, per proseguire poi verso Colle Affogato. Qui, in alcuni di noi, la convinzione che il peggio sia passato comincia a vacillare. Ma superato il bivio per la “fossa” e iniziata la salita al Monte Rotondo, con la sua cresta aguzza, frastagliata, irregolare ed interminabile, molti cominciano a capire che il peggio deve ancora arrivare ! Alla fine conquistiamo la vetta, sono le 15, abbiamo lasciato il Morrone più di 4 ore fa, e manca ancora tutta la discesa ! C’è anche chi si chiede perché una montagna così aguzza si chiami Monte Rotondo. Ma sarà una domanda senza risposta, perché la voglia di parlare è scomparsa in quasi tutti. La discesa sarà raccolta e silenziosa. Alle 4 di pomeriggio arriviamo al rifugio di monte Corvo, in tempo per salutare gli amici del Cai di Popoli che hanno appena terminato il raduno sezionale. Ci aiutano accompagnando con le macchine alcuni di noi fino al centro del Lupo. Alle 5 e mezza possiamo finalmente sederci su di un muretto, sciacquare le mani ed il viso con l’acqua di una fontana. Sono passate 10 ore di ininterrotto cammino. Beh, forse qualcuno l’aveva sottovalutata ! Ma poi siamo orgogliosi di avercela fatta tutti. I complimenti vanno in particolare al meno giovane del gruppo, sempre in forma, mai un lamento. Giovanni Urbanelli
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