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Mercoledì, 21 Febbraio 2018 09:58

Tra lo zolfo del Rio Garrafo In evidenza

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Tra lo zolfo del Rio Garrafo

Un’uscita sezionale GES di due giorni nella Grotta del Rio Garrafo, ad Acquasanta Terme, un meraviglioso sistema ipogeo, regno delle acque sulfuree, per non perdersi proprio nulla di come comportarsi in grotta, partendo dall’organizzazione del semplice materiale per poter armare (corde, moschettoni, piastrine ecc..), passando per la realizzazione del rilievo della medesima grotta, fino ad arrivare alla meritata pausa sul fondo tra le continue esalazioni sulfuree.

 

La nostra uscita, per quanto riguarda alcuni di noi, prende vita la mattina del sabato 17 febbraio, nel momento in cui, io (Alessia), Stefano detto Mammut, organizzatore efficiente e dalle abilità sconfinate con la cucina, Eliseo, spalla destra di Mammut, abbiamo raggiunto il nostro istruttore, Greg, accompagnato da Angela, nei pressi del solito bar di Acquasanta Terme, per poter decidere il da fare con più chiarezza. Non appena tutti siamo stati pronti per partire, ci siamo diretti sul punto di partenza della grotta. Preso il materiale, ci siamo inoltrati in una valle immersa nel verde per un avvicinamento di 15 minuti, pieno di umidità e che percorreva adagiamente il Rio Garrafo, fino ad arrivare al bivio tanto atteso, che si biforcava nell’ingresso basso e ingresso alto della grotta.

Sotto attenta supervisione di Greg, Mammut si è cimentato ad armare il bosco che ci separava dall’ingresso basso della grotta. Una volta scesi lungo un pendio fangoso, circondato ad est da alte pareti rocciose di roccia calcarea e ai suoi piedi dal torrente che correva imperterrito, siamo giunti all’entrata della grotta. Proseguendo sempre più queste pareti carsiche, le temperature andavano aumentando e da quella che era roccia calcarea, pian piano abbiamo trovato pareti immense di zolfo, mentre tra un armo fatto da Mammut, uno fatto da me ed uno da Angela, andava sempre scappando qualche risata, utile a diminuire lo stress dovuto dalle prime volte che noi armavamo. Ad un certo punto per mancanza di materiale ci siamo fermati, un po’ di tempo per decidere il da farsi e via…io e Mammut siamo scappati fuori dalla grotta, perché era venuta l’ora di andare a cena e raggiungere gli altri del gruppo, ovvero Enzino e Patrizio, che nel frattempo erano in viaggio verso di noi lungo l’avvicinamento immerso nel bosco. Una volta ritrovati tutti al punto di partenza, era giunta l’ora di andare a cena. Sfortunatamente il nostro ristorante preferito ad Acquasanta non poteva farci da mangiare, quindi ci siamo diretti prima verso il B&B a Mozzano, dove avremmo alloggiato e poi nei pressi di Ascoli Piceno, alla ricerca di un altro ristorante.

La domenica, dopo una colazione ricca, tra il buffet offerto dal B&B e l’odore che permaneva nella stanza per colpa di Mammut e della sua pizza scaldata in padella a mezzanotte passata, salutati Greg e Angela, abbiamo raggiunto gli altri due membri del GES, Marco (detto Uap) e Gianluca Lo Straniero, già sul punto di ritrovo. Due parole veloci sul materiale e su cosa noi altri avevamo già fatto il giorno prima e via che siamo partiti un’altra volta per proseguire l’armo incompleto. Ed ecco che poco prima di partire, arrivano a farci compagnia anche i membri del Gruppo Grotte Pipistrelli del CAI di Terni. Decidiamo allora di prendere un po’ di vantaggio, a causa della numerosa partecipazione da parte dell’altro gruppo speleo, veniamo poi raggiunti da Giorgio del GGP che arma insieme a noi posizionando le sue corde. Nel frattempo mentre Patrizio continua a scendere verso il fondo, impegnato ad armare, con Enzino al suo fianco, ci giunge notizia che Lo Straniero e Mammut sarebbero andati ad elaborare il rilievo, data la grande affluenza e la lenta progressione, così da non perdere tempo. Una volta sul fondo io, Enzino, Patrizio, Uap ed Eliseo, abbiamo sostato al di fuori della zona dove si trovano le pozze di calda acqua sulfurea. C’è chi date le esalazioni sulfuree ridotte ha approfittato per fare il bagno, tra le elevate temperature di 40° e le estese pareti di zolfo dal color giallo acceso.

Nonostante le lunghe attese, tra i due gruppi speleo c’è stata grande collaborazione, sia a livello pratico che a livello emotivo, tra una risata e un racconto, una condivisione di una pausa e delle corde, infatti il tempo di attesa, correva, ed ecco che tra un pozzo, un traverso e un frazionamento, siamo giunti di nuovo all’entrata della grotta, pronti per affrontare il ripido pendio, che dopo la persistente pioggia era diventato fango scivoloso e difficoltoso da affrontare. 

A conclusione, abbiamo salutato l’altro gruppo speleo, tra un panino e un pezzo di dolce e con tanto di orgoglio per quello che eravamo riusciti a fare, ci siamo incamminati verso casa, chi prima fermandosi a mangiare fuori e chi invece preferendo volare via verso Pescara.

 

Alessia Zaghini

Letto 449 volte Ultima modifica il Mercoledì, 21 Febbraio 2018 10:12

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