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Sabato, 26 Maggio 2018 09:06

La grotta del brigante Mustaccio In evidenza

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La grotta del brigante Mustaccio

Sabato 12 maggio 2018, abbiamo deciso di andare alla ri-scoperta di una piccola cavità, situata nella zona del Voltigno, conosciuta dagli anziani del posto, ma che nel tempo si sono un pò perse le tracce, di seguito faccio una breve sintesi per dare un pò di informazioni fondamentali riguardo questa grotta.

Prima di tutto c’è da sapere che si trova nella piana del Voltigno, una depressione tettono-carsica di modeste dimensioni situata nella porzione meridionale della catena del Gran Sasso, che come tutti sapete è piuttosto avido in fatto di grotte, ma ci sono alcune piccole eccezioni come in questo caso.

La grotta in questione prende il nome da un famoso brigante che secondo la leggenda vi nascose un tesoro all'interno, in base ad alcuni anziani del posto si tratterebbe di calici trafugati dalla chiesa di Prata d’Ansidonia, questo avrebbe fatto gola a molti che negli anni hanno provato a cercarlo, secondo alcune

leggende all’interno ci sarebbe addirittura un mosaico!!!

Mammut, fa parte di quella cerchia di persone, che hanno visto troppe volte film come “I goonies” e hanno letto libri come “L'isola del tesoro” di Robert Louis Stevenson, e spinto forse da un profondo senso dell’avventura, ha deciso di proporre questa ricerca e di creare un team di esperti per scovare l’antro del brigante.

Però come per qualsiasi tesoro nascosto in posti scomodi, ci sono grosse difficoltà nel trovarlo, infatti, nei giorni precedenti ci sono stati altri due tentativi prima di questo, diciamo infruttuosi, dove una serie di circostanze insolite, se non paranormali, hanno fatto sorgere il dubbio che forse su questo tesoro veglia lo spirito del brigante, che come una sorta di maledizione ostacolerebbe chiunque voglia raggiungere la grotta, il telefono di Mammut (dove era presente la traccia gps con il percorso da seguire) che si spegne all’improvviso è un esempio.

Il team di esperti messo su per la missione è composto da: il sottoscritto Alcini aka il geologo, Mammut aka il preistorico, Carletto, Zulù e il fratello medio dei Di Berardino: Paolo.

Che qualcosa non andava per il verso giusto si era già capito dai nuvoloni grigi che incombevano sopra il Voltigno, la conferma è poi arrivata con le prime gocce di pioggia che non si sono fatte attendere salendo lungo la strada, appena superato il paese di Carpineto della Nora. Arrivati alla piana, dove abbiamo parcheggiato, giusto il tempo di cambiarci appena scesi dalla macchina, ed ecco che la pioggia cade ancora più violenta, come se la nostra presenza fosse stata percepita, sarebbe la cosa migliore fermarsi ma a noi piace correre dei rischi e di corsa ci incamminiamo lungo il sentiere nel bosco guidati da Carletto e dalla sua fantomatica traccia gps avuta da un confidente segreto.

Il bosco di faggi giusto un minimo riesce a proteggerci dalle gocce, Mammut non si è portato nemmeno un kway, ma ne ha rimediato uno di fortuna, in compenso il cappello mimetico a falde larghe simile a quello del nero di whatsapp riesce a proteggerlo dalla pioggia.

 

Il punto gps non essendo molto preciso sulla posizione della grotta, per scovare meglio qualche buco nascosto nella vegetazione, ci dividiamo in due gruppi, la ricerca non è per niente facile, si scivola facilmente al di sopra delle foglie rese viscide dall'acqua. Dopo aver fatto un tratto fuori sentiero, ad un certo punto si ode un urlo disumano quasi proveniente da epoche preistoriche: "l'ho trovata!!! L’ho trovataaaa!!!!!" Ma quasi come se un antica maledizione ancora in atto avesse fatto scattare un meccanismo ignoto in un tempio abbandonato di un film di Indiana Jones, ecco che le gocce da liquide iniziano a cadere solide, e all’improvviso grandina! Grossi chicchi bianchi ticchettano sopra i caschi e sopra le mani, io, zulu e Paolo, cerchiamo di avvicinarci a mammut e carletto, ma anche se sentiamo le voci non li riuscivamo a vedere, in mezzo a un tappeto di chicchi bianchi intravediamo un ombra gialla, è Carletto corso in nostro aiuto, tornare alle auto è praticamente impossibile, la cosa migliore è arrivare alla grotta e mettersi in salvo lì dentro.

 

Gli ultimi metri prima di mettere piede all’interno sono stati impegnativi, la grandine che non diminuiva, non c’erano punti per aggrapparsi in un manto bianco tutt’attorno, con l’acqua dentro le scarpe e dentro la camicia, ma ecco che s’intravede l’unico punto di salvezza in mezzo al disagio, riesco ad arrivare all’interno della grotta, un foro con entrata orizzontale, dove c’è Mammut già lì che ci aspetta, mi tolgo subito i vestiti bagnati, giubbotto completamente zuppo, l’unica cosa asciutta magicamente sono le mutande.

Subito dopo arrivano anche gli altri, completamente bagnati, ci cambiamo con dei vestiti asciutti. Il salone principale è una stanza di 6-7 metri circa con un pavimento composto da grossi blocchi franati dalla volta, io e mammut ci mettiamo l’imbrago, zulù e Carletto armano con una corda un foro, che consente di scendere più in profondità in un’altro atrio della grotta, scendiamo sotto molto facilmente di 4-5 m circa, questa stanza è molto simile alla prima però più piccola, con altri due punti di discesa, mammut prova il primo ma non riesce ad andare avanti, nel secondo è più fortunato, nota tra l’altro, resti di carbone e una bottiglia rotta, non riesce però a proseguire, decidiamo di risalire e di andare via. L’obiettivo futuro è quello di ritornare per continuare l’esplorazione in un secondo momento.

Usciti fuori la pioggia è solo un vecchio ricordo, c’è un bel sole che fa capolino e ci scalda, il bosco rimane coperto dai chicchi di grandine che persistono ancora sul terreno, andando molto spediti arriviamo veloci alla macchina, e in quell’istante ci chiediamo se lo spirito del brigante sarà ancora in collera per aver violato il suo nascondiglio, e se avrà ancora qualcosa in serbo per noi, anche se non parlava il serbo, credo più il dialetto della zona. Ci cambiamo velocemente e ci dirigiamo al caseificio vicino Carpineto per acquistare alcuni latticini, appena scesi dalla vettura, ecco qui che la nostra preoccupazione riguardo l’ennesima sfortuna legata alla maledizione si palesa davanti, la gomma posteriore dell’auto di carletto è bucata, p@@€@@]€!

Pit stop, smontaggio, ruota di scorta, un sassolino aguzzo di 1 cm è stato il colpevole. Riscendiamo a valle senza il 4 tempo, ma con una bella avventura e una piacevole riscoperta guadagnata.

Federico Alcini aka il geologo

Letto 1192 volte Ultima modifica il Sabato, 26 Maggio 2018 09:19

Galleria immagini

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Venerdì 17-08-2018, h 15:00
66°Corso di Tecnica Nazionale GES AP
Al corso possono iscriversi tutti coloro che hanno frequentato un corso di introduzione alla speleologia (vedi volantino per maggiori info).
Sabato 18-08-2018, h 15:00
66°Corso di Tecnica Nazionale GES AP
Al corso possono iscriversi tutti coloro che hanno frequentato un corso di introduzione alla speleologia (vedi volantino per maggiori info).

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