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Mercoledì, 27 Febbraio 2019 10:34

UN BUCO TANTO…CATTIVO! In evidenza

Scritto da  Alessia Zaghini
All'ingresso della grotta. All'ingresso della grotta.

C’è chi dice che il Buco Cattivo sia una grotta malvagia per il suo avvicinamento, chi se la prende con i suoi canaponi sulle pareti pendenti e scivolose ,chi con il suo meandro in opposizione e chi con la sua strettoia, un po’ troppo stretta …Ma dopotutto, a chi non è mai parsa un’ espressione di meraviglia nel vedere quei laghi orizzontali ,limpidi, tempestati da vele e  pareti piene di cupole dal colore giallastro o a chi non è mai venuta una risata ,mentre si lotta invano con il fango ,che ti cattura i piedi come per farti un dispetto… Ed ecco perché dopo esserci stata qualche mesetto fa, ho deciso di riaffrontarla insieme ad alcuni amici per condividere qualche emozione: Patrizio del G.E.S. , Luca e Giulia del Gruppo di Arsita e Nicola e Federica del Gruppo Speleo di Napoli. Dopo aver dimenticato i miei fondamentali fiadoni abruzzesi ed esser tornata di corsa a prenderli a casa, speravo in quel momento di non dimenticare anche la via per arrivare alla grotta, ma fortunatamente per me, la memoria è rimasta fedele per tutto il tragitto: una volta arrivati a San Vittore, iniziato il sentiero nel bosco e giunti al canalone detritico, arriviamo alle tre pareti con i canaponi che ci avvisano sull’imminente “ingresso Fiorini” del Buco Cattivo. Il tempo di vestire e indossare l’attrezzatura e si entra. Subito il calore della grotta ci accoglie, superiamo il primo tratto con facilità, ed ecco che il primo Pozzo delle Ruspe chiede di essere armato, Patrizio si offre volontario, affiancato ed aiutato da Nicola scende il pozzo e arriva al salone, tempo di qualche minuto e siamo tutti alla Sala Topografica, dove sorgono le prime vere concrezioni. Da qui in poi incominceranno le prove più difficili che la grotta ha da offrire, un traverso, vari scivoli, la strettoia a cassa da morto che darà problemi ad alcuni di noi e per finire bene le torture arriverà il turno del meandro in opposizione, che senza tecnica non passi o passi appeso come un salame.. sta a te scegliere! La meraviglia arriva, nel momento in cui i nostri occhi si posano sulla Sala Merloni, nel cui centro dall’alto spicca a parer di Federica una stalagmite “a teschio”, da li in poi decidiamo di andare oltre e proseguire verso i laghi, ma la domanda era: dove si va? Nessuno di noi sapeva, non era messo in conto di proseguire, decidiamo allora di fare un giro vago intorno alla sala , tra le varie vie alla ricerca del ramo giusto, un totale buco nell’acqua ma senza acqua.. era come girare in tondo. Fortunatamente, avevo con me il telefono con il rilievo della grotta, dopo aver individuato la via giusta da prendere e aver mangiato qualcosa, il gruppo decide di proseguire verso questi famosi laghi.  A passi veloci e leggeri per non sprofondare, attraversiamo tratti abbastanza fangosi e tratti con acqua , si alternano ed emergono piccole isole calcitiche concrezionate, prive di acqua, tempestate da questi “funghi” stalagmitici, su cui Nicola ogni tanto mette dei piccoli lightstick luminescenti : ci saranno davvero utili nel ritorno! ..per giungere poi dopo qualche tornante, ai veri e propri laghi: è qui che decidiamo di tornare indietro, il livello dell’acqua saliva da lì in poi , bagnarsi troppo non era il caso con quel freddo. Tornati alla Sala Merloni , era ormai ora di uscire dalla grotta.. l’avvicendarsi di quelle prove , inizialmente spaventa, mette in difficoltà alcuni del gruppo, non solo per la progressione un po’ scomoda, anche per la stanchezza fisica in ognuno di noi, ma tra una cosa ed un’altra il gruppo riesce ad esser fuori in tempo. È buio, fa freddo, le dita delle mani ,nascoste nel guanto bagnato, iniziano a far male, c’è chi scivola, chi ha ancora un po’ di forza per correre sul ghiaione del canalone.. ed eccoci alle macchine, aspettando l’arrivo di tutti chiedo come fosse andata la giornata: gli amici napoletani confessano di essere stati bene e restano meravigliati dalla grotta appena affrontata. Siamo tutti stanchi, infangati, gelati, ma felici per la giornata trascorsa insieme, questo conta più di tutto! Non resta ora che raggiungere il resto del G.E.S. al rifugio per la meritata cena e concludere al meglio la serata in compagnia di birra, vino, amici e arrosticini!



Alessia

Letto 606 volte Ultima modifica il Mercoledì, 27 Febbraio 2019 20:42

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