Club Alpino Italiano - Sezione di Pescara - Cronaca di una morte evitata
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Cronaca di una morte evitata PDF Stampa
7-8 settembre 2007

Siamo 2
ragazzi
rimasti
bloccati
a causa
della neve.
Abbiamo
trovato
aperto...
e qst ci
ha salvato
la vita.
FORSE.
Vi chiediamo
scusa x
i danni
ma era
questione
di vita o
di morte.

Due firme

Così sono apparsi l'alta val Cannella ed il rifugio Manzini dopo una precoce nevicata estiva ad un gruppo di amici del CAI di Fara S. Martino che il giorno dopo (il 9 settembre 2007) transitava da quelle parti.

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La storia non è nuova: poco tempo fa accadde ad una guardia forestale. Anch'egli, fortunatamente, si salvò.

Allora andarono in fumo le parti in legno delle sedie e di qualche arredo. Questa volta è toccato ai telai di legno ed alle porte. I malcapitati, che evidentemente sapevano che al piano superiore avrebbero potuto trovare combustibile, hanno tentato inutilmente di sfondare il soffitto...

Due interrogativi.

Per i gestori del rifugio: ma è proprio così irrealistico credere che una scorta di legna nel locale sempre aperto, accompagnata dalla scritta "da usarsi solo in caso di estrema necessità" sarebbe davvero lasciata a disposizione per il momento del bisogno? Gli escursionisti ed i fruitori della zona non sono in grado di garantire un uso responsabile delle scorte di un rifugio che, posto in sito strategico, più volte si è rivelato di importanza vitale per loro? La storia non assomiglia in modo allarmante a quella della famosa tizia che comprava chitarre per bruciarle e vendere la cenere?

Per i frequentatori: come è possibile che nell'era internet escursionisti si avventurino ancora in zone così soggette a bruschi cambiamenti del tempo e delle temperature - e così lontane dai centri abitati ! - senza informazioni meteo e senza portare comunque con sé equipaggiamento sufficiente ed abbigliamento idoneo all'alta quota, col risultato di mettere a rischio - del tutto evitabilmente - non solo la propria vita, ma qualche volta anche quella dei soccorritori?

Ci rallegriamo finalmente con i due escursionisti per lo scampato pericolo: nessun dubbio sul fatto che, se non altro nel rifugio, essi abbiano valutato ed agito correttamente.

Ora però ci aspettiamo che si sollevi il solito coro di quanti, in questi casi, approfittano dell'occasione per proporre di vietare o limitare l'accesso ai sentieri montani: al contrario noi siamo qui a difendere non solo l'ambiente naturale montano, ma anche e sopratutto la facoltà di poterne fruire liberamente, facoltà senza la quale un patrimanio ambientale, ancorché protetto, è del tutto infruttuoso, al pari di un museo perennemente chiuso ai visitatori.

Siamo qui a difendere il valore educativo che l'abitudine al confronto con un ambiente selvaggio, e talvolta ostile, rappresenta per la formazione della personalità, il valore assoluto che ha per l'uomo la capacità di adattamento, ed a combattere per scongiurare nel futuro dell'umanità il destino di polli in batteria: l'episodio deve essere considerato come un'esperienza positiva per i due ragazzi!

Piuttosto ci chiediamo: una volta giunti a casa, oltre a ringraziare il cielo perché qualcuno si era adoperato affinché il rifugio fosse lì a loro disposizione ed a scusarsi, avranno pensato ad offrirsi di risarcire i danni provocati, avranno pensato di far ripristinare il prima possibile quegli arredi che non sono più lì a garantire - rituale assurdo ! - la vita di qualcun'altro?

Il senso di responsabilità non si sviluppa col "non fare, così non sbaglierai" bensì con l' "impara a fare, ma nella consapevolezza che se sbagli dovrai pagare": il risarcimento è atto doveroso nei confronti degli altri, l'ovvio contraltare della libertà di fare.

In altre parole, "frequenta la montagna, ma lasciala come l'hai trovata"; "affronta il rischio, ma impara a valutarlo pensando che se sbagli potrai contare solo su te stesso": la solidarietà degli altri non può e non deve indurti ad un comportamento superficiale, né tanto meno deve esentarti dal subirne gli inconvenienti economici, che contribuiranno a farti valutare più realisticamente le situazioni, la prossima volta ! Ci sembrano, queste, condizioni etiche irrinunciabili per poter essere degni di frequentare la montagna, e affinché la montagna sia e possa restare un bene di tutti!

Salutiamo gli amici di Fara e ringraziamo l'autore delle foto Enzo Di Lauro per il contenuto informativo e sopratutto per lo spunto di riflessione che ci ha offerto.

P.D.N.

 
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